Massimo D'Alema non usa mezzi termini nel giudicare lo scenario geopolitico contemporaneo. In un'intervista al quotidiano la Repubblica, l'ex presidente del Consiglio e già titolare della Farnesina sostiene che l'amministrazione Trump e il governo israeliano di Benjamin Netanyahu incarnino un fenomeno preoccupante di involuzione civilizzatrice dell'Occidente. Secondo l'ex premier, questa dinamica non solo fallirà nel contenere i cambiamenti negli equilibri mondiali, ma comporta il rischio concreto di far perdere all'Occidente quella superiorità morale e quella coerenza nella tutela dei diritti umani che storicamente hanno fondato il suo ruolo di garante dell'ordine internazionale.
Nella stessa occasione, D'Alema rivolge critiche accese verso la gestione della politica estera italiana. Definisce la posizione del governo Meloni come «imbarazzata e furbesca» di fronte alla tragedia bellica in corso. Le sue parole si concentrano in particolare su Antonio Tajani, ministro degli Esteri, le cui prese di posizione pubbliche vengono giudicate come «imbarazzanti». D'Alema sostiene che servirebbe un'Europa più determinata a contrastare quella che descrive come una destra estremista, razzista e bellicista, percepita come una minaccia immediata per le istituzioni democratiche del continente.
La polemica si infiamma quando D'Alema replica agli attacchi ricevuti da Tajani, il quale lo ha accusato di aver portato l'Italia a partecipare agli interventi militari nei Balcani sotto egida Nato senza il necessario coinvolgimento del Parlamento. L'ex premier cita il deputato Elio Vito, allora leader della delegazione di Forza Italia, a testimonianza del fatto che quell'operazione militare ricevette sia l'appoggio di Silvio Berlusconi che l'approvazione delle Camere. D'Alema sottolinea inoltre come l'Italia, insieme all'Ungheria di Orbán, rappresenti il governo europeo più prossimo agli orientamenti di Trump e Netanyahu.
Un passaggio significativo della sua critica riguarda la reazione del governo italiano alle parole del cancelliere tedesco sulla cultura MAGA (Make America Great Again). Quando il leader tedesco ha respinto l'idea che questa agenda possa costituire il modello per l'Europa, la premier Giorgia Meloni avrebbe sentito la necessità di difenderla, circostanza che D'Alema interpreta come sintomatica dell'eccessivo allineamento dell'esecutivo italiano verso Washington. L'ex premier si dichiara favorevole all'uso della forza quando dotato di giustificazione politica, ma giudica il conflitto attualmente in corso come «illegale, immorale e pericoloso per l'umanità», riprendendo una valutazione già espressa da Papa Leone. D'Alema non esclude nemmeno che dietro il conflitto possano operare interessi privati o forme di coercizione ai danni di alcuni attori internazionali.