La battaglia legale tra Ditonellapiaga e Patrizia Mirigliani continua nonostante la prima sentenza favorevole all'artista. Il Tribunale di Roma ha deciso di respingere il ricorso presentato dall'organizzatrice del concorso di bellezza, confermando così che l'album della musicista potrà mantenere il titolo «Miss Italia». La decisione è stata resa nota tramite una comunicazione ufficiale dell'ufficio stampa di Margherita Carducci, vero nome dell'interprete, in questi giorni mentre il disco è già disponibile negli store digitali e fisici dal 10 aprile.

La controversia ha avuto origine quando Mirigliani, attraverso i suoi legali Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca, ha presentato un ricorso cautelare d'urgenza per contestare l'utilizzo del nome «Miss Italia» sia come titolo del progetto discografico sia della canzone da cui prende spunto. L'organizzazione aveva sollevato obiezioni anche su specifiche parti testuali del brano, giudicate come potenzialmente offensive verso le partecipanti al concorso. La richiesta era di vietare l'utilizzo del marchio e ottenere un compenso economico per i danni subiti.

Malgrado la sconfitta in primo grado, Patrizia Mirigliani non intende arrendersi. Ospite lunedì a «La volta buona» su Rai1, condotto da Caterina Balivo, ha dichiarato senza mezzi termini: «Faremo appello, i miei legali stanno valutando come procedere». L'imprenditrice ha ribadito che «Miss Italia» rappresenta un marchio legalmente protetto, storicamente riconosciuto anche nel settore musicale, e ha espresso disapprovazione per l'associazione del nome a un contesto diverso da quello del concorso. «Ci è dispiaciuto che venga sfruttato il nostro brand per la promozione di un progetto in ambito completamente differente», ha aggiunto.

Dalla sua parte, Ditonellapiaga aveva già difeso la sua scelta creativa con tono rivendicativo durante i precedenti sviluppi della controversia. L'artista ha spiegato che il titolo era inteso come una provocazione ironica, volta a sottolineare come anche donne considerate bellissime possono soffrire di insicurezza e tristezza, spesso nascoste dietro un'apparenza curata. «Ho parlato di me stessa, del mio rapporto con la bellezza e con l'immagine», ha chiarito Carducci, lamentando un'interpretazione fuorviante del suo messaggio artistico.

La sentenza odierna rappresenta un primo scontro vinto dalla musicista, ma la querelle è tutt'altro che conclusa. Con l'annunciato ricorso in appello, la questione tornerà in tribunale, lasciando aperta una delle dispute più singolari tra il mondo della musica e quello dello spettacolo italiano. Nel frattempo, l'album continua a circolare indisturbato negli scaffali commerciali, beneficiando indirettamente della ribalta mediatica generata dalla contesa legale.