Il vertice esecutivo italiano sta valutando con estrema cautela il rinnovo del memorandum d'intesa sulla cooperazione militare con Israele, un patto che disciplina lo scambio di equipaggiamenti e la collaborazione scientifica nel settore della difesa. Secondo quanto riferito da fonti governative, il dibattito interno si è intensificato nelle ultime ore, con ministeri divisi su come procedere. L'accordo, sottoscritto nel 2016, prevede una revisione quinquennale automatica che scatta proprio in questi giorni.

La questione arriva in un momento particolarmente delicato dei rapporti bilaterali. Oggi stesso l'ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, è stato convocato dal ministero degli Esteri israeliano in segno di protesta. Il motivo è il tweet del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, il quale durante una visita a Beirut ha criticato aspramente i bombardamenti israeliani che, a partire dal 2 marzo, hanno causato oltre duemila vittime e quasi settemila feriti in Libano. Pochi giorni prima, era toccato a Tajani convocare l'ambasciatore di Israele in seguito a un episodio in cui militari israeliani avevano sparato colpi di avvertimento contro una pattuglia dei caschi blu italiani dell'Unifil, con un proiettile caduto a pochi passi dai nostri soldati.

Dalla sinistra politica arriva una pressione decisa affinché il governo blocchi il rinnovo. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, chiede al governo quali siano i limiti della tolleranza prima di opporsi formalmente. Il Movimento Cinque Stelle ha presentato un'interrogazione parlamentare ai ministri della Difesa e degli Esteri, richiedendo chiarimenti immediati e la possibilità di sospendere l'accordo in qualsiasi momento. Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra sostiene che il rinnovo ledrebbe l'immagine internazionale del Paese.

Differente la posizione di Forza Italia. Maurizio Gasparri, presidente della commissione Esteri del Senato, sostiene che proseguire con l'intesa rappresenterebbe una scelta razionale. Secondo il parlamentare berlusconiano, l'Italia deve mantenere relazioni costruttive con tutti gli attori internazionali e continuare il dialogo, proprio come dimostrato dall'impegno diplomatico di Tajani nel Levante. Alterare il corso delle relazioni, aggiunge, genererebbe confusione ulteriore in un contesto geopolitico già complesso.