La causa da dieci miliardi di dollari intentata dal presidente Donald Trump contro il Wall Street Journal è stata respinta da un giudice federale della Florida, ma il tycoon newyorkese non intende arrendersi. Secondo la sentenza emessa dal magistrato Darrin Gayles, il presidente non ha fornito elementi sufficienti per dimostrare che la testata avrebbe agito in malafede, condizione essenziale negli Stati Uniti per vincere una causa per diffamazione contro una pubblicazione.

La controversia trae origine da un articolo pubblicato dal Wall Street Journal il 17 luglio 2025, nel quale veniva riportato il nome di Trump tra i documenti sequestrati negli archivi del defunto finanziere Jeffrey Epstein. Secondo il quotidiano, il presidente avrebbe scritto un messaggio di auguri all'interno di un libro regalato a Epstein nel 2003, un messaggio che contenerebbe anche il disegno di una figura femminile. Trump ha ritenuto questa segnalazione una grave diffamazione della propria reputazione.

Tuttavia, il giudice ha stabilito che il giornale non ha compiuto azioni sufficientemente consapevoli o intenzionali per essere ritenuto responsabile. Ciò non significa che il caso sia definitivamente concluso: Gayles ha infatti archiviato la sentenza "senza pregiudizio", permettendo al presidente di presentare un ricorso modificato entro il 27 aprile.

In una dichiarazione diffusa sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha minimizzato l'importanza del verdetto, definendolo non come un'archiviazione vera e propria, bensì come un invito a ripresentare la causa con maggiori dettagli legali. "Il giudice ha semplicemente richiesto un nuovo deposito della nostra solida causa", ha scritto il presidente, assicurando che presenterà un ricorso migliorato entro la scadenza fissata dal tribunale. La partita legale dunque rimane aperta.