Un nuovo nome sulla poltrona di curatore della fiera romana 'Più libri più liberi' alimenta le critiche sui meccanismi di cooptazione che governano gli ambienti culturali italiani. L'Associazione Italiana Editori ha infatti deciso di affidare l'incarico a Paolo Di Paolo, figura poliedrica del panorama intellettuale nazionale, in sostituzione di Chiara Valerio. La scelta arriva in un momento particolare, poiché le ultime due edizioni della manifestazione si sono concluse senza particolari controversie pubbliche, superando le difficoltà degli anni precedenti legati a episodi critici e dibattiti accesi.

Paolo Di Paolo rappresenta un profilo che incarna diversi ruoli contemporaneamente nel sistema mediale e editoriale: ha operato in Rai3, è collaboratore di Repubblica e mantiene legami con la casa editrice Feltrinelli. La sua figura emerge come esempio di quella mobilità verticale tipica degli intellettuali italiani che riescono a costruire percorsi trasversali nelle principali istituzioni della comunicazione culturale. La sua storia professionale affonda le radici nei tempi di Indro Montanelli, il quale riconosceva in lui talento ma avvertiva come questa stessa ambizione potesse diventare elemento problematico nella formazione di una personalità pubblica.

La polemica sottesa alla nomina tocca il nervo scoperto dei criteri di selezione nelle decisioni culturali italiane. I critici evidenziano un paradosso: mentre vengono aspramente contestate le nomine della destra al vertice di istituzioni come il Teatro La Fenice, dove è stata designata Beatrice Venezi, le scelte della sinistra e degli ambienti progressisti sfuggono a scrutini analoghi. La questione rimanda al tema più ampio delle egemonìe culturali, ovvero a quei meccanismi invisibili attraverso cui determinati gruppi mantengono il controllo di strutture decisionali senza che questo venga riconosciuto come tale.

La crisi italiana della classe intellettuale emerge in tutta evidenza: non manca l'interesse per il lavoro di natura culturale e la ricerca, ma proliferano giovani talenti la cui priorità sembra essere l'ottenimento di una posizione stabile piuttosto che il contributo autentico al dibattito pubblico. In questo scenario, figure come Paolo Di Paolo risultano estremamente appetibili per le istituzioni, proprio perché incarnano questa capacità di muoversi fluidamente tra diversi ambienti di potere.

La designazione rappresenta insomma una continuità con il sistema precedente più che una rottura: dopo Chiara Valerio, l'Aie mantiene il controllo della manifestazione attraverso una scelta internamente coerente con gli equilibri del settore editoriale e mediatico. Il confronto implicito con altre nomine nella cultura alta del Paese suggerisce che il criterio di valutazione non dovrebbe essere diverso: indipendentemente dall'orientamento politico di chi nomina, meriterebbe verificare se i designati rappresentano effettivamente eccellenze riconosciute o piuttosto il risultato di negoziazioni tra poteri consolidati.