L'Atalanta esce dalla Champions League tra i fischi dello Stadio di Bergamo. Il Bayern Monaco si impone con un netto 6-1, confermando il momento straordinario della squadra bavarese e sancendo di fatto l'eliminazione della formazione orobica dalla competizione. Ma il dato che più preoccupa gli osservatori è come questa debacle rientra in un quadro molto più ampio e decisamente sconfortante per il calcio del nostro Paese.
Negli ultimi dieci mesi, le migliori squadre italiane hanno subito quattro battute d'arresto umilianti in ambito europeo. Il 31 maggio scorso la finale di Champions tra Psg e Inter si è conclusa con un netto 5-0 per i parigini. Successivamente il 21 ottobre, il Psv ha travolto il Napoli con un 6-2 casalingo nella fase eliminatoria. Pochi mesi dopo, il 17 febbraio di quest'anno, il Galatasaray ha dominato la Juventus nei playoff dei gironi preliminari vincendo 5-2. Con il risultato odierno, il bilancio complessivo per il nostro calcio in queste quattro partite è drammatico: 22 gol subiti contro solamente 5 realizzati. Di conseguenza, è quasi certo che nessuna squadra italiana raggiungerà i quarti di finale, a meno di clamorosi rovesciamenti nelle partite di ritorno.
Malgrado le scelte tattiche controverse di Raffaele Palladino - in particolare la scelta del 4-4-2 dettata da assenze pesanti come quelle di Ederson, Scalvini, De Ketelaere e Raspadori - la riflessione più profonda viene da Fabio Capello, che durante la trasmissione Champions League Show ha identificato le radici del problema. Secondo l'ex tecnico, il disastro affonda le proprie origini nei settori giovanili e ascende progressivamente fino alla punta della piramide calcistica. "Siamo di fronte a un problema culturale dello sport. I nostri giovani ricevono un'educazione tattica eccessiva a discapito della qualità tecnica individuale. Giochiamo ancora con passaggi laterali mentre il resto d'Europa va verso il calcio verticale e propositivo. Gli altri corrono, noi camminiamo", ha sottolineato Capello, ribadendo che l'origine di tutti questi problemi va ricercata nella scuola calcistica italiana.
La riflessione dell'ex commissario tecnico accende un faro sulla contraddizione più evidente dello sport italiano contemporaneo. Mentre il calcio affonda, altre discipline stanno raccogliendo successi internazionali di rilievo. La squadra di rugby azzurra ha ottenuto di recente la sua prima vittoria contro l'Inghilterra. La nazionale di baseball ha conquistato un risultato storico a Houston superando gli Stati Uniti nel girone del World Classic. Persino nella cricket, dove l'Italia partecipava per la prima volta ai mondiali, gli azzurri hanno registrato una vittoria il 12 febbraio scorso contro il Nepal. Un panorama che spinge a interrogarsi sulle vere cause del declino calcistico: questioni sistemiche di metodologia, mentalità e gestione delle risorse giovanili che meriterebbero un profondo ripensamento.