Una delle più gravi violazioni deontologiche nel panorama sanitario olandese emerge dal Rijnstate Hospital di Arnhem. Un ex ginecologo, attivo nella struttura tra gli anni '60 e '70, ha praticato inseminazione artificiale utilizzando il proprio materiale biologico per fecondare le pazienti, le quali ignare del subterfugio credevano di ricevere il sperma da donatori ufficiali. L'inchiesta interna dell'ospedale ha accertato che il medico ricorreva a questo metodo quando i donatori programmati non si presentavano agli appuntamenti, sostituendo sistematicamente il liquido seminale atteso con il proprio.

Secondo quanto emerso dalle indagini, almeno sedici bambini sarebbero stati concepiti attraverso questo procedimento abusivo. A rendere ancora più preoccupante la vicenda è la scoperta che il professionista è portatore di una malattia genetica ereditaria, i cui tratti specifici non sono stati resi pubblici. L'ospedale non esclude che il numero dei figli biologici del medico possa essere superiore a quello finora accertato. Per far luce sulla questione, la struttura ha invitato chiunque sospetti una connessione biologica con il dottore a sottoporsi a test genetico presso il centro specializzato Fiom.

Hans Schoo, direttore del Rijnstate, ha espresso forti critiche nei confronti di quanto accaduto, definendo il comportamento "inaccettabile persino secondo i criteri etici dell'epoca". Schoo ha sottolineato come l'episodio rappresenti una duplice violazione: sia del principio fondamentale secondo cui ogni bambino ha diritto di conoscere le proprie origini biologiche, sia della fiducia che i pazienti ripongono nei medici nel momento in cui concordano un determinato trattamento. "Quando una donna consente a un medico di effettuare una procedura, ha il diritto di aspettarsi che sia esattamente quella concordata", ha aggiunto il direttore.

Il caso non rappresenta un fatto isolato nel sistema sanitario olandese. Negli ultimi anni sono stati scoperti altri scandali similari, tra cui il più noto riguarda Jan Karbaat, celebre ginecologo deceduto nel 2017, il quale avrebbe generato un numero considerevole di figli attraverso il medesimo abuso tra Rotterdam e Barendrecht. Queste vicende successive hanno spinto l'Associazione nazionale dei ginecologi olandesi a riconoscere pubblicamente che i controlli insufficienti nel corso dei decenni hanno consentito ad almeno ottantacinque donatori nel Paese di superare largamente i limiti raccomandati per la procreazione. Solo a partire dal 2018 è divenuto vincolante il tetto massimo di dodici famiglie per ogni donatore, introducendo finalmente una normativa restrittiva assente precedentemente.