Nella notte tra il 10 e l'11 marzo, il Circolo culturale Meazza di Milano ha subito un'irruzione violenta che ha lasciato segni evidenti di vandalismo. Gli intrusi hanno forzato l'ingresso della sede storica situata in via Lessona a Quarto Oggiaro, rompendo vetri e asportando denaro contante, dispositivi elettronici e altri beni. Il bilancio dei danni ammonta a circa 5mila euro. Sui muri è stata lasciata una scritta offensiva, a caratteri molto marcati, con il termine "fascista" - un dettaglio che ha alimentato il sospetto di un atto intimidatorio.

Il tempismo dell'accaduto non è passato inosservato. Lo stesso pomeriggio, il circolo avrebbe infatti ospitato un incontro pubblico intitolato "Referendum Giustizia: le ragioni del sì", con la partecipazione della consigliera regionale Chiara Valcepina e del consigliere comunale Francesco Rocca, entrambi esponenti di Fratelli d'Italia. L'evento era programmato per le 18.30.

Il Circolo Meazza non è una struttura neutra dal punto di vista storico. Fondato nel 1967, ha operato per decenni come centro di aggregazione e supporto sociale nel quartiere milanese, guadagnandosi nel 2022 il prestigioso Ambrogino d'Oro per i suoi contributi alla comunità. Pur essendo apartitico e apolitico per statuto, la struttura rappresenta un punto di riferimento consolidato per le attività ricreative e culturali della zona.

Valcepina ha commentato l'accaduto esprimendo "profonda indignazione" per il gesto compiuto contro una "realtà storica" che da anni svolge funzioni sociali rilevanti. Pur non escludendo un collegamento diretto con l'evento di giornata, ha richiesto l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine per identificare i responsabili. Rocca, dal canto suo, non ha avuto dubbi nell'interpretazione: ha definito l'atto come "vile intimidazione" in stile "mafioso", sottolineando che il circolo ha sempre accolto persone di ogni orientamento nel corso della sua storia. Ha inoltre annunciato l'intenzione di portare la questione davanti al Consiglio comunale e al Municipio 8, oltre naturalmente alla denuncia formale alle autorità competenti.

L'episodio riaccende il dibattito sulle tensioni che accompagnano i referendum italiani e, più in generale, sull'uso della violenza come strumento di pressione politica. Le indagini continueranno nei prossimi giorni per fare luce sull'identità dei responsabili e sulle motivazioni precise dietro questo atto di sabotaggio.