Colpo di scena nella contesa referendaria sulla riforma della magistratura. Il comitato promotore del No, guidato dall'Associazione nazionale magistrati, ha deciso di capitalizzare una uscita controversa della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, trasformandola in uno slogan da campagna elettorale. Durante un intervento televisivo presso l'emittente siciliana Telecolor, Bartolozzi ha utilizzato espressioni molto forti nei confronti dei magistrati, definendoli addirittura un "plotone di esecuzione" e alludendo all'intenzione di "togliere di mezzo la magistratura". Parole che gli strateghi dell'agenzia di comunicazione Proforma, che supporta il comitato del No, hanno subito ritenuto troppo significative per non essere utilizzate.
La decisione arriva dopo settimane di pressioni e critiche mosse dai sostenitori della riforma. Il precedente manifesto referendario, che recitava "Vorresti giudici che dipendono dalla politica?", aveva suscitato polemiche accese. La premier Giorgia Meloni aveva contestato pubblicamente il messaggio durante una conferenza stampa di inizio anno, accusando chi lo aveva ideato di aver scritto "una menzogna per difendere la campagna". Non era mancato nemmeno un ricorso legale: Giorgio Spangher, presidente del comitato per il Sì sostenuto dal Partito radicale, aveva presentato un esposto in Procura a Roma, denunciando la diffusione di notizie false e chiedendo il sequestro dei manifesti.
Ora la situazione si è capovolta. Il comitato del No ha aggiornato gli strumenti di comunicazione, sostituendo il vecchio messaggio con una citazione letterale delle parole di Bartolozzi: "Vorresti togliere di mezzo la magistratura? No". Questa mossa ha permesso ai magistrati di contrattaccare con una certa ironia. Nel post pubblicato sui social, il comitato ha osservato che per settimane era stato accusato di esagerare, ma le dichiarazioni della capo di gabinetto sembrerebbero confermare le loro tesi anziché smentirle. "Ci dicevano che eravamo stati troppo prudenti nel descrivere gli effetti della riforma", commentano dal comitato, suggerendo che le parole di Bartolozzi costituiscono una conferma involontaria di quello che la magistratura temeva.
La vicenda evidenzia come lo scontro sulla riforma della magistratura si stia trasformando sempre più in una battaglia comunicativa, dove ogni dichiarazione pubblica rischia di diventare arma nelle mani dell'avversario. Da un lato i sostenitori del cambiamento affermano che la riforma mira a responsabilizzare i magistrati e subordinarli al controllo democratico; dall'altro lato l'ordine giudiziario continua a paventare il rischio di una magistratura asservita alla politica. Le parole pronunciate a Palermo da Bartolozzi, indipendentemente dalle intenzioni con cui sono state dette, hanno fornito al fronte oppositore munizioni politiche potenzialmente molto più credibili di qualsiasi manifesto autoreferenziale.