Milano - Un'importante vittoria legale per Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. Il giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla ha disposto l'archiviazione dell'inchiesta che lo vedeva accusato di aiuto al suicidio in relazione ai casi di Elena e Romano, due persone gravemente malate che nel 2022 decisero di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera con il supporto dell'attivista.
La decisione del magistrato milanese fonda le sue radici sulla sentenza della Corte Costituzionale del maggio 2025, che ha modificato significativamente la definizione di trattamento di sostegno vitale. Fino a qualche tempo fa, questa nozione era limitata ai soli macchinari salvavita. La Consulta ha ampliato il concetto includendovi anche terapie oncologiche particolarmente aggressive e l'alimentazione artificiale attraverso sonda (Peg). Una distinzione cruciale che ha stravolto la valutazione dei due casi.
Romano era un giornalista ottantaduenne affetto da Parkinson, condizione che lo aveva confinato a letto privandolo di quella libertà di movimento che aveva sempre considerato fondamentale. Elena invece era una donna in fase terminale di un tumore, la quale aveva manifestato chiaramente il desiderio di porre fine alla sua sofferenza, circondata dall'affetto dei propri cari. Per entrambi, i medici avevano pianificato ulteriori interventi terapeutici: un nuovo ciclo di chemioterapia nel caso di Elena, il posizionamento della sonda nutrizionale per Romano. Trattamenti che entrambi i pazienti avevano categoricamente rifiutato, considerandoli espressione di accanimento terapeutico piuttosto che di reale beneficio clinico.
Il provvedimento di archiviazione rappresenta il culmine di una battaglia civile iniziata nel 2019 con il celebre caso di Dj Fabo, che aveva portato Cappato a essere assolto dalla Corte d'assise. L'attivista aveva sempre sostenuto che la legge italiana non dovesse limitare il diritto all'autodeterminazione nei casi di sofferenza insostenibile legata a malattie terminali. La decisione di oggi conferma questa visione, almeno secondo l'interpretazione più recente della Corte Costituzionale. La procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, che aveva sostenuto questa lettura estensiva della norma (attualmente in pensione), aveva richiesto l'archiviazione del procedimento.
Cappato, che all'epoca dei fatti era candidato alle elezioni suppletive per il Senato a Monza, si era volontariamente autodenunciato dopo aver accompagnato Elena e Romano in Svizzera, seguendo l'approccio che aveva già adottato negli anni precedenti. L'archiviazione rappresenta un riconoscimento formale della legittimità della sua azione secondo la nuova interpretazione costituzionale, benchè rimanga aperta la complessa questione del quadro normativo nazionale che continua a proibire formalmente l'aiuto al suicidio.
Questa decisione riapre il dibattito sulla fine della vita e il diritto all'autodeterminazione in Italia, segnalando una progressiva evoluzione della giurisprudenza costituzionale verso una tutela maggiore della libertà di scelta individuale nei casi di sofferenza estrema legata a malattie incurabili.