La tensione geopolitica mondiale ha riportato in primo piano un argomento che sembrava relegato ai libri di storia: i bunker e i rifugi sotterranei. Non è una coincidenza che negli ultimi anni personalità facoltose e celebrità abbiano investito in strutture anti-atomiche sofisticate. Ma l'Italia possiede già un patrimonio considerevole di rifugi costruiti durante i precedenti conflitti, rimasti in buono stato grazie a interventi di manutenzione e restauro continuativi. Scopriamo insieme dove si concentrano queste affascinanti testimonianze del passato.

Nella zona settentrionale del Paese spicca il rifugio di Gampen, situato in Trentino-Alto Adige nei pressi del Passo delle Palade, scavato all'interno della montagna del Mais. Realizzato nel 1940, si estende per circa 1,5 chilometri e dal 2010 è diventato una meta culturale, ospitando regolarmente esposizioni artistiche. Milano, capitale lombarda, custodisce un vero e proprio arsenale di strutture sotterranee: durante la Seconda Guerra Mondiale furono realizzati circa 500 bunker e 100 rifugi pubblici in cemento armato. Tra questi, il rifugio 87 rappresenta l'esempio più celebre: collocato a pochi passi dal Cimitero Monumentale in viale Luigi Bodio, a soli due metri di profondità, copre una superficie di 220 metri quadrati e dispone di dieci stanze, due servizi igienici, cucina e acqua corrente. Altrettanto rilevanti sono il rifugio di via Gioia presso la Stazione Centrale e quello sottostante Piazza Grandi, capace di accogliere fino a 450 persone. Torino non è da meno: il principale rifugio scavato sotto Piazza Risorgimento si articola su tre gallerie di 40 metri di lunghezza e 4,5 di larghezza, con soffitti alti tre metri, e potrebbe ospitare fino a 1.200 persone. Un secondo bunker, collocato a 10 metri sotto il Palazzo Civico, è accessibile attraverso un tunnel di 30 metri.

Scendendo verso il Centro Italia, il Lazio conserva la maggiore concentrazione di questi rifugi, concentrati soprattutto nella Capitale e nei dintorni. Sebbene il testo originale risulti incompleto su questa sezione, è noto che Roma e provincia ospitano numerose strutture difensive ereditate dal periodo bellico, molte delle quali ancora visitabili o in corso di catalogazione.

Queste infrastrutture rappresentano non soltanto testimonianze della storia militare italiana, ma anche straordinari esempi di ingegneria civile del Novecento. La loro riscoperta contemporanea riflette le ansie del nostro tempo e ci ricorda come il Paese sia stato dotato, nel passato, di strumenti concreti per affrontare le minacce esterne. Oggi, restaurate e in molti casi aperte al pubblico, queste strutture costituiscono sia mete turistiche affascinanti che promemoria tangibili delle conseguenze del conflitto.