In questi giorni gli algoritmi dei social network stanno riproporzionando agli utenti un estratto video di poco più di cinquanta secondi che vede protagonista Indro Montanelli mentre esprime giudizi severi sul funzionamento della giustizia italiana. Il filmato, risalente al maggio 1985 e tratto dall'intervista rilasciata a Giovanni Minoli nel programma televisivo «Mixer - Faccia a faccia» su Rai Uno, sta guadagnando nuova visibilità proprio mentre il dibattito pubblico si intensifica attorno al prossimo referendum sulla riforma dell'ordinamento giudiziario.
Nel video, Montanelli esprime posizioni nette e critiche nei confronti dell'assetto della magistratura contemporanea. Il grande giornalista sostiene fermamente che la categoria debba godere di vera indipendenza, ma sottolinea contemporaneamente l'esigenza imprescindibile di un sistema di controllo interno e soprattutto di responsabilità. Secondo Montanelli, il vero scandalo consiste nel fatto che i magistrati non rispondono delle proprie sentenze errate, talvolta devastanti, che hanno provocato la rovina di persone e di aziende incolpevoli. «Mai un magistrato ha pagato per questo», afferma convinto, auspicando che la categoria sia sottoposta a meccanismi disciplinari seri, eventualmente gestiti dalla stessa comunità forense.
Ciò che colpisce osservatori e commentatori è la straordinaria pertinenza di queste osservazioni con le problematiche che caratterizzano ancora oggi il sistema giudiziario nazionale. A distanza di quattro decenni, le questioni sollevate dal cronista rimangono irrisolte e anzi appaiono ancora più urgenti. Montanelli, da intellettuale liberale che era, criticava con durezza sia l'uso mediatico della giustizia quanto il ruolo politico assunto da determinati esponenti della magistratura, ritenendo necessarie riforme strutturali capaci di garantire effettiva indipendenza, separazione delle carriere e responsabilità civile dei magistrati per i loro provvedimenti errati.
Lo stesso Montanelli aveva ampiamente documentato nel suo lavoro giornalistico i danni prodotti da decisioni giudiziarie sbagliate, incarnati esemplarmente dal celebre «caso Tortaro», che egli non limitò a definire mero errore processuale bensì lo qualificò come autentica vergogna nazionale. Questa documentata esperienza avveniva il suo pensiero circa la necessità di riformare radicalmente un sistema dove, secondo la sua analisi, una vera e propria «casta di intoccabili» esercitava poteri eccessivi senza essere sottoposta a reali meccanismi di controllo esterno o interno.
Alcuni commentatori tentano di speculare su come Montanelli si esprimerebbe dinanzi alle attuali vicende giudiziarie o su quale posizione assumerebbe nel prossimo referendum sulla separazione delle carriere. Tuttavia, gli stessi esperti di comunicazione politica avvertono circa l'inutilità di simili esercizi retorici. L'elemento realmente significativo consiste nel recuperare e meditare attentamente sulle sue argomentazioni, ricordando come la sua visione del problema fosse straordinariamente consapevole e profetica rispetto ai decenni successivi.