Un ventiquattrenne della provincia di Alghero è finito in carcere con l'accusa di aver compiuto una serie di rapine ai danni di esercizi commerciali sardi negli ultimi due mesi. Il giovane, interrogato a lungo dai militari e assistito dall'avvocato Danilo Mattana, ha confessato la propria responsabilità assumendosene il pieno carico davanti all'autorità giudiziaria. Immediatamente trasferito nella struttura penitenziaria di Bancali a Sassari, rimane in attesa della convalida del provvedimento di fermo.
I colpi seguivano uno schema ben definito: il rapinatore faceva irruzione con un'arma da fuoco, il volto coperto dalla celebre maschera rossa di Dalì che ha caratterizzato la serie Netflix La Casa di Carta, per poi tentare di sottrarsi gli incassi durante le ore serali. Complessivamente sono stati segnalati cinque episodi tra riusciti e tentati nel territorio di Alghero. L'ultimo furto risale al 9 febbraio presso un punto vendita Trony a Galboneddu, mentre in precedenza erano stati presi di mira un paio di supermercati, una farmacia e una tabaccheria—in quest'ultimo caso il titolare ha reagito violentemente riuscendo a respingere il malvivente.
Secondo la versione fornita dal fermato durante l'interrogatorio, le azioni criminose sarebbero state condotte interamente da lui in solitudine, escludendo quindi la partecipazione di complici. Questa dichiarazione, se corroborata dalle indagini in corso, comporterebbe l'archiviazione dell'ipotesi iniziale che vedeva coinvolta un'organizzazione criminale composta da soggetti di età compresa tra i 25 e i 30 anni. Le forze dell'ordine continuano tuttavia a verificare tale versione attraverso una ricostruzione meticolosa dei singoli episodi.
Durante l'operazione che ha condotto al fermo del giovane e di altri tre individui, i carabinieri coordinati dal capitano Michele Marruso hanno sequestrato tre pistole risultate essere di tipo replica, verosimilmente le stesse strumentali alla perpetrazione dei crimini al fine di intimorire il personale delle attività commerciali prese di mira. Il rinvenimento di tali armi da sparo, ancorché non letali, ha permesso di documentare con precisione le modalità operative dei colpi.
La dinamica dei fatti ha generato notevole allarme tra la comunità mercantile algherese, costretta a fronteggiare una sequenza di attacchi coordinati nel giro di sessanta giorni. L'indagine, sebbene il principale indiziato abbia già confessato, rimane aperta per verificare il coinvolgimento effettivo dei tre complici fermati insieme al ventiquattrenne e per escludere eventuali legami con altre attività criminose nella zona.