Il riscaldamento del pianeta rappresenta una minaccia universale, ma i suoi effetti colpiscono in modo profondamente diseguale le diverse fasce della popolazione. Mentre i ceti abbienti dispongono di abitazioni costruite per resistere agli eventi climatici estremi, assicurazioni comprehensive, sistemi di climatizzazione sofisticati e servizi di evacuazione rapida, le persone in difficoltà economiche affrontano condizioni di estrema vulnerabilità. Non possono permettersi di ammodernare gli infissi, vivono in abitazioni precarie e sottodimensionate, privi di protezione tecnologica dalle ondate di calore. È quanto emerge dal volume "Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale" (Donzelli), scritto da Giovanni Carrosio, sociologo dell'Università di Trieste, e Vittorio Cogliati Dezza, ex leader di Legambiente e componente del Coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità.
Il paradosso che il saggio intende evidenziare è complesso: le misure fiscali dedicate alla transizione ecologica, come le detrazioni per l'installazione di pannelli solari, l'efficientamento energetico degli edifici e gli incentivi per i veicoli a zero emissioni, tendono a favorire chi possiede liquidità finanziaria e proprietà immobiliari. Gli automezzi elettrici rimangono ancora estremamente costosi per la maggior parte dei consumatori. Si configura così, secondo gli autori, un "universalismo asimmetrico" dove l'accesso ai benefici ambientali riproduce e amplifica le fratture economiche preesistenti.
In risposta a una domanda sulla chiarezza del nesso tra sostenibilità ambientale e equità sociale, Cogliati Dezza sottolinea come il problema non risieda negli obiettivi di decarbonizzazione in sé, bensì nelle strategie impiegate. Critica infatti l'eccessiva dipendenza dagli incentivi economici, l'adozione acritica di meccanismi di mercato e la scarsa considerazione verso le barriere sociali e culturali che ostacolano la transizione. Un elemento cruciale riguarda l'accesso all'informazione: conoscere l'esistenza di bonus e agevolazioni non è prerogativa di tutti, specie in contesti dove la povertà educativa è ancora diffusa e dove vivono comunità migranti con limitate competenze linguistiche.
Paradossalmente, interventi socialmente corretti possono generare effetti negativi dal punto di vista ambientale. Emblematico è il caso delle politiche contro la povertà energetica, basate su riduzioni tariffarie e sussidi alle bollette: mentre tutelano chi non riesce a riscaldarsi adeguatamente, potrebbero incoraggiare consumi non sostenibili se non accompagnate da misure parallele di efficienza. Il volume suggerisce dunque la necessità di un approccio integrato capace di coniugare contemporaneamente giustizia climatica e giustizia sociale, evitando che la costruzione di un pianeta più verde produca una società ancora più iniqua.