Giorgia Meloni ha affrontato al Senato le obiezioni mosse dal senatore Mario Monti sulla sua gestione delle relazioni internazionali, in particolare riguardo al peso attribuito al rafforzamento dell'unità dell'Occidente. Durante le repliche in vista del Consiglio europeo e sulla situazione mediorientale, la premier ha chiarito la propria posizione ribattendo punto per punto alle critiche.
Monti aveva sostenuto che il governo si concentra su ambiti dove manca effettivamente capacità decisionale, come appunto il coordinamento occidentale, trascurando invece la costruzione di una vera unità europea. Meloni ha respinto questa lettura, affermando che l'coesione tra i paesi occidentali non rappresenta un vantaggio esclusivo per gli Stati Uniti, bensì una necessità imprescindibile per l'Europa stessa. Secondo la premier, questa priorità rimane valida almeno fino a quando l'Unione europea non avrà raggiunto una piena autonomia strategica e la capacità di difendersi autonomamente.
Nella sua controreplica, Meloni ha interpretato la posizione di Monti come una sottovalutazione dei margini di azione e dell'ambizione che dovrebbe caratterizzare il ruolo internazionale italiano. Ha contestato l'idea che il suo governo non stia lavorando al consolidamento dell'unità europea, ricordando invece che è stata proprio l'amministrazione da lei guidata a promuovere un coordinamento strutturato con gli altri stati membri dell'Ue su questioni strategiche.
Le dichiarazioni della premier si inseriscono in un dibattito più ampio sulla configurazione degli assetti geopolitici globali e sul ruolo che l'Europa deve assumere nel contesto internazionale contemporaneo. Da un lato, la necessità di mantenere saldi i legami trasatlantici; dall'altro, l'obiettivo di costruire una sovranità europea sempre più robusta e autonoma dalle dinamiche americane.