Nicola Rizzoli si è presentato oggi in Aula Magna all'Università Parthenope con una confessione sorprendente: ha scelto di diventare arbitro proprio perché odiava quella figura nel calcio. «Non conoscevo cosa significasse arbitrare» ha spiegato il dirigente arbitrale davanti a una platea gremita di studenti. «Il mio scopo era imparare per poter poi tornare a giocare». Quella che potrebbe sembrare una contraddizione si rivela invece il punto di partenza di una riflessione profonda sulla conoscenza come strumento di libertà e consapevolezza.

L'evento, intitolato "Prendere decisioni in condizioni di incertezza. Gestione dello stress e controllo delle emozioni", è stato organizzato dai docenti Filomena Buonocore e Claudio Porzio, Prorettore al Welfare, insieme all'Ufficio Welfare dell'ateneo. Rizzoli, attualmente responsabile del dipartimento arbitrale della CONCACAF, ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera attraverso aneddoti e proiezioni di match storici, dalle semifinali degli Europei 2016 tra Germania e Francia fino alla semifinale di Champions League Chelsea-Atletico Madrid del 2014.

Il filo conduttore del discorso è stato il valore della conoscenza come fondamento di ogni scelta consapevole. «Più apprendo, più sono sicuro delle decisioni che prendo» ha affermato Rizzoli, echeggiando il principio einsteiniano secondo cui la conoscenza rende liberi. Secondo l'ex arbitro, questa consapevolezza rappresenta il prerequisito per operare anche quando circondati dall'incertezza e dallo stress, come accade nei momenti cruciali di una partita dove il numero di scelte da compiere è elevatissimo.

Durante l'incontro, Rizzoli ha sottolineato come la preparazione tecnica debba accompagnarsi alla capacità di autoconoscenza personale. «Le decisioni corrette derivano da un processo razionale ben strutturato, non dal coraggio» ha precisato, evidenziando l'importanza del fattore umano nel giudizio finale. Ha inoltre tracciato paralleli illuminanti tra il mondo del calcio e la vita professionale ordinaria, mostrando come i principi di gestione dello stress e controllo emotivo siano universalmente applicabili.

L'intervento rappresenta un'occasione rara per giovani universitari di apprendere da chi ha operato ai massimi livelli internazionali, capendo come trasformare l'incertezza in opportunità attraverso una base solida di conoscenza e autoconsapevolezza. Un messaggio che va ben oltre il calcio: in qualsiasi ambito professionale, la qualità delle scelte dipende dalla preparazione e dalla capacità di conoscersi profondamente.