Il caso Epstein valica i confini americani e coinvolge direttamente la politica britannica. A partire da oggi il governo di Londra ha iniziato a pubblicare i fascicoli relativi alle comunicazioni e ai rapporti che transitarono per Downing Street riguardanti Lord Peter Mandelson, storico esponente del New Labour che ha intrattenuto frequenti contatti con il defunto magnate americano condannato per sfruttamento sessuale di minori. Emergono dettagli imbarazzanti per il primo ministro Keir Starmer, il quale risulta essere stato informato dei potenziali danni reputazionali legati alla figura di Mandelson prima della sua nomina ufficiale a dicembre 2024.

Secondo un documento redatto dall'ufficio di gabinetto del premier appena nove giorni prima dell'annuncio ufficiale, erano già stati identificati "rischi generali" sulla reputazione dell'ex ministro. La relazione faceva riferimento a un'indagine della banca d'investimento JP Morgan del 2009, che documentava una "relazione particolarmente stretta" tra Mandelson ed Epstein, proseguita anche dopo la prima condanna negli Stati Uniti nel 2008 per prostituzione minorile. Il fascicolo custodito negli archivi nazionali britannici forniva inoltre prove di almeno un incontro tra il primo ministro dell'epoca Tony Blair e il faccendiere americano, incontro che sarebbe stato agevolato direttamente da Mandelson.

La posizione difensiva assunta da Starmer in Parlamento, dove ha sostenuto di non disporre di informazioni complete sulle questioni che circondavano Mandelson e di essere stato ingannato, risulta quindi in contraddizione con la documentazione ora resa pubblica. L'opposizione ha subito colto al balzo l'occasione per attaccare la maggioranza durante il dibattito successivo alla divulgazione, mentre il ministro Darren Jones ha tentato di contenere i danni leggendo una dichiarazione governativa. La pubblicazione odierna rappresenta solo la prima tranche di materiale destinato a essere progressivamente divulgato.

I documenti portano alla luce ulteriori aspetti controversi relativi al compenso ricevuto da Mandelson al momento del suo allontanamento dalla carica: inizialmente aveva rivendicato una buonuscita di 547mila sterline (circa 633mila euro) per un incarico durato soli nove mesi. La cifra è stata successivamente ridotta a 75mila sterline, versate dal Tesoro direttamente durante il culmine dello scandalo in seguito a una transazione negoziata tra il governo e l'ex diplomatico.

Mandelson, figura chiave dell'amministrazione Blair rimasto a lungo lontano dalla scena politica, era stato reintegrato da Starmer in un ruolo di grande visibilità prima della caduta repentina di questi ultimi mesi. La gestione dell'intera vicenda rappresenta un colpo significativo per l'immagine del premier britannico, il quale si trova ora a fronteggiare accuse di incoerenza tra le dichiarazioni pubbliche e le informazioni effettivamente in suo possesso al momento della nomina.