All'alba di venerdì 6 marzo le motoseghe hanno iniziato il loro lavoro a Bressanone. In poche ore, quello che era rimasto per un secolo come ecosistema isolato e fragile è stato completamente raso al suolo. L'ultimo bosco golenale della Valle Isarco, già miracolosamente sopravvissuto circondato da zone industriali su tre lati, non esiste più. Al suo posto sorgeranno capannoni e aree di parcheggio, segnando la fine di uno spazio naturale ormai rarissimo in questa parte del territorio.
L'organizzazione ambientalista Wwf Trentino-Alto Adige ha immediatamente denunciato l'accaduto, evidenziando l'importanza ecologica di quella porzione di foresta. Una zona del genere svolge funzioni critiche per l'ambiente: stabilizza gli argini fluviali, protegge la biodiversità e rappresenta un corridoio vitale per il movimento della fauna selvatica. Proprio per queste caratteristiche, il bosco osservato era divenuto un vero laboratorio naturalistico.
I numeri raccontano il valore di ciò che è andato perduto. Sui rami più alti degli abeti, tra le 9 e le 13 coppie di aironi cenerini costruivano ogni anno i loro nidi. Gli ornitologi avevano documentato la presenza di 64 specie di uccelli complessivi nell'area, di cui 29 facevano della zona il loro habitat riproduttivo. Sette di queste specie figuravano nella Lista Rossa degli animali a rischio estinzione. Ai volatili si aggiungevano sette specie di pipistrelli e tre specie di rettili, tutte rigorosamente protette dalla normativa europea per il loro status critico di conservazione.
La comunità locale aveva tentato in ogni modo di preservare questo spazio naturale. Nel corso degli anni, cittadini e associazioni avevano promosso petizioni, organizzato catene umane di protesta, presentato mozioni istituzionali e ricorsi legali. Nessuno di questi tentativi ha fermato il procedimento amministrativo, che l'ente comunale ha portato avanti fino al completamento della demolizione.