La premier italiana continua a giustificare gli interventi militari di Stati Uniti e Israele appellandosi al diritto internazionale, ma secondo gli analisti la sua argomentazione presenta evidenti contraddizioni. Nel tentativo di distinguere l'invasione russa dell'Ucraina da altre operazioni militari, Meloni sottolinea come Mosca sia il primo membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a violare i confini di un paese europeo confinante. Un'affermazione che non regge il confronto con la storia: dal 2001 gli Stati Uniti hanno condotto operazioni di bombardamento in Afghanistan, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Siria, Venezuela, Nigeria e Iran, senza che l'Europa applicasse lo stesso rigore sanzionatorio.

La questione fondamentale rimane irrisolta: se la violazione del diritto internazionale giustifica venti pacchetti di sanzioni contro la Russia, come mai Washington e Tel Aviv non subiscono conseguenze simili? Gli osservatori notano che la Commissione europea ha adottato misure restrittive significative contro Mosca, mentre mantiene relazioni normali con alleati che hanno commesso violazioni documentate del diritto umanitario internazionale. Questa disparità di trattamento solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche europee in materia di diritto internazionale.

riguardo al conflitto israelo-palestinese, la narrazione governativa italiana sembra iniziare dal 7 ottobre 2023, data dell'attacco di Hamas a Israele. Tuttavia, negli anni precedenti il paese ha condotto diverse operazioni militari contro i palestinesi: l'Operazione Piombo fuso nel 2008-2009, l'Operazione Colonna di nuvole nel 2012, l'Operazione Margine di protezione nel 2014 e l'Operazione Guardiano delle muri nel 2021. In questi conflitti sono morti migliaia di civili. La vicenda riguarda inoltre decenni di occupazione territoriale e risoluzioni dell'Onu rimaste inapplicate, elementi che scompaiono dal racconto ufficiale quando si discute del diritto alla difesa.

Un altro aspetto controverso riguarda il finanziamento di Hamas. Secondo ricostruzioni storiche documentate, il Qatar, alleato di Stati Uniti e Italia, ha versato fondi all'organizzazione palestinese. Nel 2019 anche Israele autorizzò il trasferimento di denaro contante a Hamas, decisione che Netanyahu giustificò sostenendo che il rafforzamento del movimento islamico avrebbe indebolito l'Anp e scoraggiato la soluzione con uno stato palestinese indipendente. Questo particolare raramente emerge nei dibattiti pubblici italiani sul tema.

La coerenza logica presenta ulteriori crepe quando si considera l'affermazione secondo cui Hezbollah, milizia sciita libanese, avrebbe fornito finanziamenti ad al Qaeda in Afghanistan. L'organizzazione jihadista in questione è sunnita e riceveva invece finanziamenti dagli Stati Uniti durante la guerra contro l'Urss negli anni Ottanta. Questi dettagli storici vengono spesso trascurati nei discorsi pubblici che mirano a tracciare chiari nemici e alleati nel Medio Oriente, complicando una narrazione che vorrebbe essere semplice ma che la realtà geopolitica rende articolata e sfaccettata.