Una semplice esibizione musicale in televisione è diventata il pretesto per una polemica che tocca questioni di coerenza politica e diritti civili. Mercoledì pomeriggio, su Rai Due, Tommaso Cerno e Pierluigi Diaco hanno partecipato a un momento canoro durante la trasmissione Bella Ma', eseguendo il brano sanremese "Per sempre sì" di Sal Da Vinci insieme all'orchestra dello show. L'esibizione, durata pochi minuti e caratterizzata da un intento puramente musicale, ha però generato una tempesta di critiche e commenti pesanti sui social network.

La reazione della sinistra politica si è concentrata sulla presunta strumentalizzazione della canzone in chiave referendaria, accusando i due ospiti di fare propaganda governativa attraverso il testo di Sal Da Vinci, celebre cantautore che ha vinto la sessantaseiesima edizione del Festival. Lo stesso artista ha prontamente smentito questa interpretazione, chiarendo pubblicamente che non intende esprimere posizioni rispetto al voto referendario in discussione. Nonostante queste precisazioni, tuttavia, Cerno e Diaco sono finiti al centro di una tempesta di messaggi offensivi, compresi commenti a sfondo discriminatorio per l'orientamento sessuale dei due personaggi televisivi.

"Non puoi neanche vivere la tua vita privata serenamente, perché ieri abbiamo semplicemente cantato una canzone in diretta. Nulla a che vedere con referendum, governo o campagne politiche", ha dichiarato Cerno durante la trasmissione Due di picche in onda lo stesso giorno su Rai Due alle 14. Il direttore non ha risparmiato critiche verso quella che definisce una contraddizione nei principi di certi settori della sinistra italiana, sottolineando come non vi sia stata una difesa pubblica da parte di esponenti e attivisti per i diritti civili. "Non vedo grandi defender della comunità Lgbtq+ intervenire quando vengono attaccati due omosessuali con insulti di questa gravità", ha aggiunto.

La questione sollevata da Cerno va oltre la singola vicenda televisiva e toca il tema più ampio della coerenza nella difesa dei diritti. Il direttore ha messo in evidenza quella che ritiene una forma di doppio standard: la stessa parte politica che storicamente rivendica la tutela delle minoranze sessuali rimane in silenzio quando target di offese omofobo-discriminatorie sono personalità di orientamento politico conservatore. Federica Frangi, componente del Consiglio di amministrazione della Rai, ha espresso solidarietà ai due, sottolineando che non dovrebbero essere lasciati soli in questa circostanza.

La vicenda rimane significativa perché incarna una riflessione più ampia sulla politicizzazione dello spazio mediatico italiano e sulla selettività con cui vengono applicate certe posizioni valoriali, indipendentemente dai personaggi in questione.