Continua lo scontro giuridico attorno all'accordo tra Roma e Tirana per la gestione dei migranti. A febbraio, la Corte d'Appello di Roma ha emesso tre decisioni riguardanti il trasferimento e il trattenimento in Albania di altrettanti cittadini marocchini richiedenti protezione internazionale, rimettendo in primo piano i dubbi costituzionali che circondano questo meccanismo.

Nelle motivazioni dei provvedimenti, i magistrati romani hanno esplicitamente riconosciuto di avere "dubbi sulla legittimità della disciplina del Protocollo Italia-Albania e della conseguente legge di ratifica". Secondo quanto scritto nei decreti, questa perplessità aveva già portato la stessa Corte a sollevare un rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea lo scorso novembre, in due occasioni distinte (5 e 17 novembre). Nonostante questi dubbi documentati, i tre uomini sono stati comunque convalidati nel trattenimento presso il centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader.

I tre soggetti al centro della vicenda sono destinatari di decreti di espulsione e vantano precedenti penali significativi. Le loro posizioni includono condanne, già espiате, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, violenza sessuale e resistenza alle forze dell'ordine. Una situazione che, per il governo, rappresenta un caso emblematico della necessità di strumenti come l'accordo con l'Albania per gestire migranti ritenuti a rischio.

Tuttavia, la decisione della magistratura capitolina riaccende il dibattito sulla compatibilità dell'intesa con i principi del diritto europeo. L'invio della questione a Lussemburgo rappresenta un passaggio cruciale: la Corte di Giustizia dell'Unione europea dovrà dirimere se il protocollo e la sua applicazione rispettano gli obblighi comunitari in materia di diritti dei richiedenti asilo e delle procedure di trattenimento. Nel frattempo, il sistema rimane operativo, ma circondato da incertezze legali che potrebbero compromettere la solidità giuridica delle operazioni già avviate.

Questo nuovo capitolo evidenzia come il protocollo Italia-Albania continui a essere una questione divisiva tra l'esecutivo, che lo sostiene come soluzione pragmatica contro i flussi migratori irregolari, e parte della magistratura, che ne contesta la legittimità dal punto di vista del diritto internazionale ed europeo.