A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il ministro Carlo Nordio è tornato a illustrare i benefici attesi dal provvedimento che porta la sua firma. Intervenendo al programma televisivo «Realpolitik» su Rete 4, il Guardasigilli ha puntato l'attenzione sul caso giudiziario di Garlasco, considerato uno dei simboli delle disfunzioni del sistema processuale italiano. Secondo Nordio, l'approvazione della riforma consentirebbe di implementare il processo accusatorio, eliminando così le criticità che hanno caratterizzato vicende di questo tipo. Al contrario, ha sottolineato come una sconfitta alle urne comporterebbe difficoltà sostanziali nel portare avanti modifiche strutturali al settore, vanificando il progetto di riforma che il costituzionalista Giuliano Vassalli aveva teorizzato quattro decenni fa.
A margine di un evento organizzato al cinema Adriano con i giovani aderenti al Comitato Nazionale a favore della riforma, Nordio ha liquidato rapidamente le polemiche recenti attorno a Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del ministero, dichiarando che «il caso è chiuso». La figura della Bartolozzi era stata al centro di critiche politiche per una partecipazione a un dibattito pubblico legato al referendum, circostanza che aveva scatenato reazioni da parte dell'opposizione.
Più articolato è stato l'approccio del ministro rispetto alle affermazioni del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, le cui dichiarazioni erano state precedentemente riportate dal quotidiano il Foglio. Nordio ha riconosciuto che, se estrapolate dal contesto, tali affermazioni potrebbero apparire «estremamente gravi». Tuttavia, ha preferito invitare a una lettura più sfumata dei commenti, sostenendo la necessità di considerare sempre le circostanze in cui vengono proferite e la natura vivace di una conversazione informale. Per quanto riguarda le interpretazioni più critiche delle parole di Gratteri, il ministro ha espresso scetticismo verso l'idea che un magistrato della sua esperienza possa minacciare rappresaglie ai danni della stampa, definendo un tale scenario un «autogol lampante».
Sul piano delle possibili conseguenze disciplinari, Nordio ha ribadito la necessità di estrema prudenza, evidenziando come il ministro della Giustizia debba evitare anche il sospetto di interferenze politiche sulla magistratura. Ha poi ricordato che i poteri disciplinari non spettano unicamente al ministero, bensì possono essere esercitati anche dal procuratore generale della Corte di cassazione, a cui competerebbe valutare eventuali profili problematici qualora emergessero elementi rilevanti.