Stefano Massini affronta una sfida narrativa affascinante con "Io, Vladimir", il suo nuovo spettacolo in onda mercoledì 11 marzo su Nove e su Discovery+. Anziché ricorrere al documentario tradizionale, il drammaturgo toscano sceglie il linguaggio del teatro tragico per illuminare la figura di Vladimir Putin, costruendo un'autobiografia immaginaria che segue il modello dei grandi drammi shakespeariani. In questa prospettiva, l'ascesa del presidente russo presenta gli stessi elementi di dominio spietato, ossessione per il controllo e violenza sistematica che caratterizzano personaggi come Riccardo III: non è la ricostruzione storica fredda, ma piuttosto un'indagine antropologica sulla genesi del potere assoluto.
Massini ripercorre le radici di Putin nella Leningrado del secondo dopoguerra, una città ancora devastata dall'assedio nazista e dalla fame, dove la sopravvivenza stessa era un privilegio. "Un bambino cresciuto nella povertà più nera, che considerava un lusso avere un bagno e un telefono in casa", è così che il drammaturgo descrive il giovane Putin. Questo contesto di miseria e violenza quotidiana non rappresenta un semplice sfondo biografico, ma la matrice profonda di quella mentalità autoritaria e di quell'ossessione per l'ordine e il controllo che marcherebbe per sempre l'intera parabola politica del personaggio. L'ingresso nel KGB non sarà quindi una scelta di carriera, ma piuttosto una vocazione radicata nella psicologia dell'uomo.
Ciò che rende particolare il progetto di Massini è la consapevolezza critica del suo significato: lo spettacolo risponde a una domanda che rimane stoicamente senza risposta. Anna Politkovskaja, la coraggiosa giornalista uccisa proprio per il suo lavoro d'inchiesta contro il regime, aveva cercato più volte di ottenere da Putin una confessione sulle modalità della sua ascesa al potere. La scrittrice e tanti altri come lei non ebbero mai la possibilità di ricevere quella risposta. Con il suo monologo teatrale, Massini tenta di fornire quella voce mancante, non attraverso documenti o testimonianze, ma tramite il potere evocativo del dramma.