L'Unione Europea ha annunciato una nuova stretta nei confronti dell'Iran con l'approvazione di sanzioni colpire 19 funzionari e entità del regime. L'annuncio è stato formulato attraverso i social media da Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Ue per la Politica Estera, che ha sottolineato come gli ambasciatori dei Ventisette abbiano autorizzato le misure in risposta a quella che Bruxelles qualifica come grave repressione interna. Secondo Kallas, l'obiettivo è inviare un messaggio chiaro a Teheran sulla necessità di abbandonare la strada della violenza nei confronti della propria popolazione.
Le nuove sanzioni si inseriscono in un contesto più ampio di pressione europea verso l'Iran, proseguito ormai da anni a causa della repressione delle manifestazioni di piazza e del programma di arricchimento dell'uranio che supera i limiti stabiliti dall'accordo nucleare del 2015. Quest'ultimo era stato unilateralmente abbandonato dall'amministrazione Trump, creando una frattura internazionale che tuttora caratterizza le relazioni con Teheran. La decisione di Bruxelles avviene mentre la situazione mediorientale rimane tesa a seguito degli ultimi attacchi militari nella regione.
Ciò che emerge dalle analisi degli osservatori internazionali è una palese asimmetria nei criteri applicati dalle istituzioni comunitarie. L'Ue ha progressivamente inaspristo le misure contro la Russia, con ben venti pacchetti sanzionatori in fase di approvazione o già implementati a causa dell'invasione dell'Ucraina. Tuttavia, di fronte a operazioni militari condotte da Israele e Stati Uniti che esperti dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e funzionari del Pentagono hanno descritto come non adeguatamente giustificate, Bruxelles ha mantenuto un atteggiamento notevolmente più cauto, limitandosi a deboli appelli per la de-escalation.
La contraddizione emerge ancor più chiaramente quando si considerano le violazioni documentate dei diritti umani provenienti da altre fonti. La Corte Penale Internazionale ha emesso mandati d'arresto nei confronti di esponenti del governo israeliano con l'accusa di crimini di guerra, e numerose organizzazioni umanitarie hanno documentato abusi sistematici nelle carceri israeliane e nelle operazioni delle Forze di Difesa israeliane sia a Gaza che in Cisgiordania. Nonostante ciò, l'Ue non ha adottato misure sanzionatorie equivalenti a quelle riservate a Teheran, alimentando le accuse di doppi standard nella gestione delle crisi geopolitiche. Tale atteggiamento rischia di compromettere la credibilità di Bruxelles come garante di principi universali di diritto internazionale e diritti umani.