Continua a infiammarsi il clima diplomatico attorno alle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina. Dopo la già tesa questione relativa all'ammissione degli atleti provenienti da Russia e Bielorussia, che ha spinto la delegazione ucraina a disertare la cerimonia inaugurale, emerge ora un nuovo capitolo di scontro. La squadra paralimpica nazionale ucraina accusa infatti il Comitato Paralimpico Internazionale di aver rimosso le bandiere ucraine dal Villaggio olimpico, configurando questo gesto come parte di una serie di pressioni sistematiche ai danni della delegazione di Kiev.
Davanti ai microfoni della stampa, Craig Spence, responsabile della comunicazione e del brand dell'IPC, ha contestato la ricostruzione ucraina, precisando che le bandiere non sarebbero state rimosse bensì semplicemente riposizionate all'interno delle aree residenziali destinate agli atleti. "Intorno al Villaggio sono presenti numerosi stendardi nazionali e il regolamento consente certamente questa forma di espressione," ha dichiarato Spence, aggiungendo che l'organizzazione rimane stupita dal fatto che le lamentele siano emerse unicamente attraverso i canali mediatico anziché negli incontri ufficiali fra i capi delegazione, che si svolgono quotidianamente.
Per quanto concerne un precedente episodio coinvolgente l'atleta Oleksandra Kononova, Spence ha spiegato che durante un accesso al podio era stato notato l'indosso di orecchini recanti la scritta 'Stop War'. Secondo il rappresentante dell'IPC, il personale addetto avrebbe ritenuto che tali accessori violassero il codice disciplinare vigente, in linea con le direttive ricevute per questi Giochi. La situazione è stata affrontata e risolta, ha assicurato Spence, senza ulteriori conseguenze.
La delegazione ucraina aveva invece pubblicato un lungo comunicato ufficiale nel quale documentava una presunta campagna di pressioni orchestrata sistematicamente dai vertici organizzativi e dall'IPC nei confronti dell'intera squadra paralimpica, dei suoi atleti e dei tecnici. Secondo Kiev, la dirigenza avrebbe inizialmente tentato di non reagire in maniera troppo clamorosa sperando che si trattasse di comportamenti isolati e privi di orientamento fazioso.
La contrapposizione riflette un clima di grande tensione fra l'Ucraina e le istituzioni olimpiche internazionali, alimentato dalle complesse dinamiche geopolitiche attuali. Rimane ora da vedere se le successive comunicazioni ufficiali fra le parti consentiranno di diradare questi malumori o se la conflittualità destinata a proseguire per tutta la durata della manifestazione.