La documentazione ufficiale del trapianto finito male esiste dai primi giorni di febbraio. Molto prima che la storia di Domenico Caliendo diventasse una questione di dominio pubblico e sollevasse dubbi sulla competenza medica, l'ospedale Monaldi di Napoli aveva già compilato un rapporto completo dei fatti e lo aveva trasmesso agli uffici competenti della Regione Campania, in particolare all'ufficio Tutela della Salute e al Centro Regionale Trapianti. Questo documento contiene l'intera ricostruzione interna delle vicende che caratterizzano il caso.
La relazione risale al 4 febbraio, quando il paziente si trovava ancora in condizioni critiche. In quella stessa data, era stata redatta una nota dettagliata che toccava i punti nodali della controversia medica: l'utilizzo del ghiaccio secco per conservare l'organo, il timing della procedura di trapianto in sala operatoria, l'anticipo con cui il cuore era stato trapiantato e gli eventuali equivoci comunicativi tra l'équipe chirurgica giunta da Bolzano e quella locale dell'ospedale partenopeo.
La sospensione dei medici napoletani, decisa dalle autorità sanitarie, poggia su specifiche accuse: avrebbero violato l'obbligo di informare adeguatamente i familiari del paziente circa l'esito dell'intervento e gli sviluppi della sua condizione clinica. Questa mancanza di trasparenza rappresenta una violazione dei diritti fondamentali del paziente e dei suoi congiunti nel percorso di cura.
L'esistenza di questa documentazione interna dal 4 febbraio testimonia che l'ospedale era già consapevole dei problemi sorti durante l'operazione e non ha atteso la diffusione mediatica per comunicare quanto accaduto alle strutture regionali preposte al controllo. La relazione rappresenta dunque un tassello cruciale per comprendere la sequenza degli eventi e le responsabilità di ciascun attore coinvolto in questa vicenda sanitaria delicata.