La campagna referendaria a favore della separazione delle carriere giudiziarie entra in una fase di propaganda che lascia quantomeno perplessi. Con il voto ancora a due settimane di distanza e i sondaggi che continuano a indicare il No in vantaggio, gli sostenitori del Sì hanno scelto di ricorrere a strategie comunicative che destano stupore per la loro superficialità. In particolare, le Camere Penali Italiane hanno lanciato una serie di manifesti pubblicitari di grande formato, comparsi anche sul retro degli autobus a Roma, che cercano di semplificare una questione costituzionale complessa attraverso scene di vita quotidiana.

Il primo manifesto raffigura un giovane uomo che mostra a una ragazza una bilancia della giustizia mentre lei esita dicendo "non so che dire" e lui replica in modo perentorio "dì di Sì e basta". La sequenza trasmette il messaggio che i cittadini dovrebbero approvare la riforma senza ulteriori considerazioni, un approccio che appare riduttivo rispetto alla portata di una modifica costituzionale quale quella proposta dal governo Meloni e dal guardasigilli Carlo Nordio.

Ancor più controverso risulta il secondo manifesto, che utilizza la dinamica tra genitore e figlio per veicolare il messaggio politico. Una bambino lamenta: "non è giusto che ogni volta che sbaglio ricevo una punizione", mentre il padre, con tono severo, controreplica: "questa non è la sede del Csm, è chiaro?". Il messaggio sottinteso suggerisce un paragone tra la funzione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura e un padre autorità all'interno del nucleo familiare, una comparazione che gli stessi penalisti contestano aspramente, ritenendola una rappresentazione distorta dei meccanismi di controllo disciplinare.

La scelta di utilizzare Cesare Beccaria, il grande illuminista italiano e autore del Dei delitti e delle pene, quale figura simbolica all'interno del logo dell'Unione delle Camere Penali, rende ancora più stridente il contrasto con la qualità della propaganda contemporanea. Il filosofo, il cui trattato rappresenta un caposaldo della cultura giuridica italiana, viene invocato mentre la campagna ricorre a tecniche comunicative che ben poco hanno a che vedere con il rigore intellettuale e l'argomentazione razionale che egli rappresenta.

La reazione non si è fatta attendere. Le stesse Camere Penali hanno preso le distanze dai messaggi veicolati, ritenendoli inadeguati al dibattito pubblico su una questione di tale rilevanza. Il centrodestra, nel frattempo, aveva già sollevato critiche feroci contro i manifesti dell'Associazione Nazionale Magistrati comparsi alla stazione centrale di Milano, dove campeggiava il messaggio "vorresti giudici che dipendono dalla politica?". Con meno di due settimane al referendum, il confronto si gioca ormai su slogan improvvisati piuttosto che su argomentazioni sostanziali.