Cresce il fenomeno dei minori coinvolti in associazioni mafiose in Italia. Secondo l'ultimo rapporto dell'organizzazione internazionale Save The Children, nei primi sei mesi dell'anno in corso sono stati denunciati o arrestati 46 under 18 per questo tipo di reato, un dato che raggiunge quasi i 49 casi registrati nell'intero 2024. La situazione si concentra principalmente nel Mezzogiorno: Catania guidava la classifica con 15 giovani indagati, seguita da Napoli con 6 denunce.

Un elemento positivo emerge relativamente ai reati di associazione a delinquere, dove il numero di minori coinvolti è precipitato da 109 casi nel 2024 a soli 22 nel primo semestre 2025. Tuttavia, questa notizia viene offuscata da altri indicatori negativi. I giovani denunciati per reati violenti, rapine, lesioni e risse continuano ad aumentare, accompagnati da un fenomeno ancora più preoccupante: la diffusione crescente di armi da fuoco, coltelli e oggetti usati come strumenti di offesa. L'organizzazione segnala una pericolosa "normalizzazione" dell'uso di lame tra gli adolescenti.

Nonostante questi dati allarmanti, Save The Children puntualizza che l'Italia mantiene uno dei tassi di criminalità minorile più contenuti dell'intero continente europeo. Il rapporto "Dis(armati). Un'indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà" mette in luce un paradosso significativo: sebbene i ragazzi utilizzino sempre più frequentemente armi, sono contemporaneamente "disarmati" sul piano emotivo e relazionale.

Secondo l'organizzazione, i minori affrontano fragilità psicologiche crescenti e isolamento emotivo. Molti manifestano paura del mondo esterno, che percepiscono come instabile e ostile. L'ambiente familiare e sociale contribuisce a questa percezione, con episodi di conflitto e violenza che lasciano tracce profonde. Nei casi più gravi, gli adolescenti ricorrono all'autolesionismo, tentano il suicidio o sviluppano dipendenze da sostanze stupefacenti.

Per questa ragione, Save The Children respinge un approccio esclusivamente punitivo al fenomeno. L'organizzazione sostiene che sia urgente potenziare i percorsi educativi rivolti ai giovani, rafforzando simultaneamente i centri di ascolto specializzati. Fondamentale, secondo il rapporto, diventa l'educazione alla non-violenza come strumento preventivo per arginare l'escalation di aggressività tra le nuove generazioni.