Un ordigno ha raggiunto la base militare italiana di Erbil nel Kurdistan iracheno, ma il personale del contingente tricolore è rimasto completamente illeso. L'episodio, confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha riportato i riflettori su una presenza armata italiana che persiste nella regione da diversi anni, svolgendo un ruolo cruciale nella stabilizzazione del territorio e nella lotta al terrorismo jihadista.
Il contributo italiano non si configura come una forza destinata a operazioni di combattimento vero e proprio, ma piuttosto come un centro nevralgico attraverso cui Roma coordina attività di formazione, supporto logistico, comando e collaborazione sia con le milizie locali che con gli alleati della coalizione internazionale schierata contro il Daesh. La base di Camp Singara, dove risiedono circa 300 militari italiani, rappresenta il fulcro di questo impegno nel Kurdistan iracheno, all'interno di un insediamento più ampio che ospita anche presidi di altre nazioni.
Complessivamente, l'Italia mantiene circa 1.270 effettivi distribuiti in Iraq in relazione alla missione internazionale, dislocati in diverse sedi comprendenti Iraq, Kuwait, Qatar e strutture collegate. L'operazione prende il nome di Prima Parthica e si inscrive nel quadro della coalizione multinazionale Inherent Resolve. L'obiettivo centrale è conferire alle forze di sicurezza curde e irachene le competenze necessarie per raggiungere progressivamente un'autonomia operativa nella neutralizzazione di Isis e nel mantenimento della stabilità regionale. Nel contingente italiano operano istruttori che forniscono consulenza e training ai Peshmerga e alle Zeravani Forces, le principali unità di sicurezza del Kurdistan iracheno.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato l'incertezza sull'identità del responsabile dell'attacco, escludendo la certezza che il missile fosse iraniano o lanciato da milizie filoiraniane, pur confermando che l'area rimane esposta a rischi considerevoli. Ha inoltre evidenziato come il complesso di Erbil non sia un obiettivo esclusivamente italiano, ma una struttura condivisa con altri partner internazionali, rendendo difficile stabilire se l'attacco mirasse specificatamente ai militari italiani oppure alla base nel suo insieme.