Un nuovo rapporto scientifico accende i riflettori sulla sostenibilità dei risultati ottenuti con i farmaci anti-obesità della classe dei GLP-1 agonisti. I ricercatori dell'ateneo di Cambridge, che hanno analizzato i dati provenienti da 48 ricerche cliniche, giungono a una conclusione inquietante: una volta interrotta la terapia, il corpo tende a recuperare velocemente il peso perso. In particolare, entro dodici mesi dall'interruzione del trattamento, i pazienti riprendono circa il 60% dei chilogrammi eliminati grazie al farmaco. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista accademica eClinicalMedicine e riguardano medicinali molto diffusi come semaglutide (marchi Ozempic e Wegovy), tirzepatide e Rybelsus.
Dal punto di vista prognostico, gli scienziati britannici hanno sviluppato anche modelli statistici per stimare cosa accade nei tempi più lunghi. Secondo queste previsioni, esiste un rischio concreto che i pazienti recuperino addirittura il 75% del peso originariamente eliminato. Un dato che solleva interrogativi sulla reale utilità di questi trattamenti una volta che vengono sospesi. Tuttavia, gli esperti sottolineano anche un aspetto positivo: anche dopo l'interruzione, una significativa riduzione ponderale – almeno il 5% rispetto al peso iniziale – tende a mantenersi. Una proporzione comunque rilevante dal punto di vista clinico, anche se ben lontana dagli obiettivi iniziali della terapia.
Intanto, emergono anche questioni di sicurezza che interessano direttamente l'industria farmaceutica. La Food and Drug Administration statunitense ha indirizzato una comunicazione ufficiale a Novo Nordisk, il gigante farmaceutico danese produttore di Ozempic e Wegovy, segnalando violazioni gravi nelle procedure di segnalazione degli eventi avversi. Nel documento datato 5 marzo, l'agenzia federale americana sottolinea che tre persone in trattamento con questi medicinali sono decedute. Uno di questi decessi è stato classificato come suicidio. Sebbene il nesso causale con i farmaci non sia stato formalmente provato, la Fda rimprovera Novo Nordisk per non aver notificato tempestivamente questi eventi alle autorità competenti e per non aver avviato indagini approfondite sulla possibile correlazione tra gli effetti collaterali dei semaglutide e i decessi registrati.
La missiva dell'agenzia ribadisce un principio fondamentale della farmacovigilanza: «Il sistema di controllo della sicurezza dei medicinali e la protezione della salute pubblica si basano sull'obbligo che le aziende farmaceutiche notifichino prontamente eventuali reazioni avverse riscontrate negli utilizzatori». Novo Nordisk ha avuto quattordici giorni per fornire una risposta formale e spiegare le ragioni dei ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie. La vicenda evidenzia quindi una tensione fondamentale intorno a questi medicinali: da un lato promettono risultati rapidi e significativi nel dimagrimento, dall'altro lato pongono interrogativi sulla sostenibilità degli effetti nel tempo e sulla trasparenza nei rapporti tra industria e istituzioni di controllo.