Prosegue lo stallo giudiziario intorno alla struttura di Gjader in Albania. La Corte d'Appello romana ha nuovamente dichiarato illegittime le convalide del trattenimento di tre cittadini marocchini con ordine di espulsione trasferiti nel centro albanese in attesa di rimpatrio. Nel dispositivo, i magistrati esprimono dubbi significativi sulla compatibilità dell'intero protocollo bilaterale Italia-Albania con la normativa europea in materia di asilo.
Il meccanismo che determina i blocchi è semplice ma efficace sotto il profilo legale. Quando i migranti già detenuti nei centri italiani giungono a Gjader e presentano una nuova domanda di protezione internazionale, scatta automaticamente un diritto: secondo la direttiva europea numero 9, chi richiede asilo ha il dovere di permanere nel territorio di uno Stato membro dell'Unione fino alla conclusione dell'istruttoria sulla sua istanza. L'Albania, non appartenendo all'Ue, non soddisfa questo requisito fondamentale. Conseguenza immediata: la convalida del trattenimento decade e i richiedenti asilo vengono liberati per tornare in Italia.
La Corte capitolina ha richiamato con forza questa contraddizione nelle motivazioni depositate. I giudici sottolineano che il trattenimento non avrebbe potuto essere legittimato proprio perché permangono interrogativi sulla legittimità dello stesso protocollo e della relativa legge di ratifica. In aggiunta, i magistrati ribadiscono le perplessità sollevate già ad aprile e maggio del 2025 riguardanti l'articolo 9 della direttiva europea, il quale garantisce al richiedente protezione il diritto inviolabile di rimanere entro i confini di uno Stato membro sino all'esame della domanda.
La questione è destinata a salire di livello. La Corte di Giustizia dell'Unione europea è attesa a una pronuncia il 23 marzo, dopo i rinvii pregiudiziali inoltrati dalla stessa Corte d'Appello di Roma nei giorni 5 e 17 novembre scorso. La decisione europea potrebbe incidere profondamente sulla fattibilità dello schema albanese così come concepito attualmente dal governo italiano.
Sottofondo rimane la questione strutturale: il territorio di Gjader rimane formalmente albanese, non europeo. Questo dettaglio, che potrebbe sembrare meramente geografico, risulta invece determinante nel conflitto normativo tra l'ordinamento interno italiano e quello sovranazionale dell'Unione. Fino alla sentenza della Corte suprema comunitaria, è probabile che i blocchi giudiziari continueranno a caratterizzare l'operatività della struttura, lasciando in sospeso la sorte di decine di migranti e l'effettiva realizzazione di una politica migratoria che rimane al centro dello scontro politico nazionale.