Napoli si trova di fronte a un bivio che sintetizza le contraddizioni della città: da un lato la prospettiva dell'America's Cup, dall'altro la questione irrisolta della bonifica e riqualificazione di Bagnoli. Secondo quanto denunciato da Antonio Marfella, presidente dell'associazione Medici per l'Ambiente di Napoli, lo Stato italiano ha già destinato oltre 400 milioni di euro a questo progetto, eppure l'area resta ostaggio di promesse rinviate e scadenze che slittano continuamente.
Il paradosso ambientale e sanitario che caratterizza il capoluogo campano è ancora più preoccupante. Napoli presenta oggi i peggiori indicatori sanitari d'Italia e la qualità della vita più bassa tra le grandi città italiane, nonostante la sua ricchezza di storia e bellezza naturale. La Napoli contemporanea ha tradito il progetto originario della città: fondata dai Cumani intorno al 470 a.C., Neapolis era stata disegnata secondo i principi dell'urbanista Ippodamo di Mileto e rifletteva la cosmologia pitagorica. L'antica città era concepita come luogo salubre, posto sotto l'egida del sole e della dea Partenope, dove vivere in armonia con l'ambiente circostante.
Ma gli effetti dell'inquinamento urbano smentiscono questa eredità. La dicotomia geografica della città racconta tutto: a Posillipo, il quartiere che affaccia sul golfo più spettacolare del mondo, i residenti godono di verde pubblico e aria pulita. Sotto di loro, però, le enormi colonne di fumo del porto si sollevano verso Napoli Est, portando malattie e mortalità più elevata. Scampia, nonostante ospiti oltre il 70% del verde pubblico complessivo della città, registra tassi di malattia e mortalità superiori al centro storico, dove non esiste praticamente un metro quadrato di spazio verde.
La sfida che attende Napoli è complessa: riuscire a conciliare gli investimenti turistici e sportivi con la necessità impellente di bonificare i territori compromessi e ridurre gli squilibri ambientali che dividono la città in aree privilegiate e aree abbandonate. Attualmente, però, Bagnoli continua ad attendere mentre le risorse pubbliche rimangono congelate in un limbo amministrativo che nessuno sembra disposto a risolvere definitivamente.