La tensione geopolitica raggiunge il settore tecnologico. Il regime iraniano ha dichiarato pubblicamente che i principali colossi americani della tecnologia rappresentano legittime strutture militari da colpire, equiparandoli a qualsiasi infrastruttura bellica. Questa escalation segna un punto di non ritorno: per la prima volta nella storia contemporanea, le aziende private di tecnologia diventano ufficialmente bersagli di conflitti armati su scala internazionale.

L'11 marzo, l'agenzia di stampa iraniana Tasmin ha diffuso un documento che include nella lista degli obiettivi strategici le sedi, gli uffici e le infrastrutture di Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. Il precedente era arrivato una settimana prima, quando droni senza pilota controllati da remoto avevano colpito tre data center di Amazon dislocati in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti, causando l'interruzione dei servizi di pagamento digitale per circa 9 milioni di utenti. Teheran ha dichiarato che, con l'espansione del conflitto regionale, la portata degli attacchi si allargherà progressivamente verso altre sedi in Israele, negli Emirati e nei Paesi del Golfo, incluse Dubai e Abu Dhabi.

Il motivo di questa scelta strategica è presto detto: l'Iran considera queste società tutt'uno con l'apparato militare statunitense. "La fusione praticamente organica fra i colossi tecnologici e l'esercito americano è ormai un fatto consolidato e dichiarato apertamente", spiega Michele Colajanni, docente di sicurezza informatica all'Università di Bologna. Il nodo cruciale riguarda due tecnologie specifiche: l'intelligenza artificiale e i servizi cloud per l'archiviazione e l'elaborazione dei dati. Questi strumenti sono simultaneamente essenziali per applicazioni civili quotidiane—dalle transazioni bancarie al lavoro da remoto—e fondamentali per operazioni militari avanzate. Non è una novità assoluta: Israele aveva già fatto ricorso ai servizi cloud di Microsoft per coordinare i bombardamenti su Gaza, scatenando proteste globali e costringendo l'azienda a revocare le licenze al governo di Tel Aviv.

L'amministrazione Trump ha portato questa pratica a livelli ancora più ampi. Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha utilizzato l'intelligenza artificiale di Anthropic abbinata ai servizi cloud di Palantir per operazioni di intelligence in Venezuela, nel tentativo di localizzare il presidente Nicolás Maduro. Questo intreccio fra capacità civili e usi bellici rappresenta una vulnerabilità senza precedenti per i sistemi tecnologici globali.

Di fronte a questo scenario, gli esperti indicano una possibile soluzione: "La priorità deve essere separare fisicamente e operativamente i data center e le infrastrutture dedicate ai compiti militari da quelli utilizzati per funzioni civili", suggerisce Pierguido Iezzi, analista specializzato in cybersecurity. Una divisione netta comporterebbe investimenti significativi e una riorganizzazione complessa, ma rappresenterebbe l'unico modo per proteggere i servizi essenziali—banche, comunicazioni, sanità—dagli effetti collaterali di un conflitto che ora coinvolge direttamente le infrastrutture tecnologiche civili.