Terminata la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi all'Arena di Verona, cominciano a sparire le soluzioni di accessibilità che hanno caratterizzato l'evento. Le rampe dedicate, i tappeti speciali stesi intorno al monumento romano e gli spazi predisposti per gli atleti vengono smontati, riportando in luce una realtà scomoda: gran parte degli interventi era pensata solo per le Olimpiadi Milano Cortina 2026, non per restare strutturale. Quello che rimane è un resoconto di promesse non mantenute e di una città che torna alla viabilità ordinaria senza i cambiamenti sperati.

L'ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia aveva enfatizzato l'eredità dei Giochi, dichiarando che i 20 milioni di euro stanziati avevano trasformato l'Arena in un'infrastruttura pienamente accessibile, frutto di "interventi mirati di abbattimento delle barriere architettoniche". In realtà, dei fondi complessivi, solo una minima parte è stata effettivamente spesa in opere permanenti: 1,6 milioni per i nuovi servizi igienici interni, circa 1,7 milioni per i percorsi pedonali che raggiungono Piazza Bra. La maggior parte dell'investimento è stata rinviata a dopo la chiusura dei Giochi, rivelando come il cronoprogramma sia stato costruito intorno agli eventi, non attorno alle necessità reali della città.

Tra i progetti rimasti incompiuti figurano la sistemazione degli spazi interni e la realizzazione di un ascensore che raggiunga l'Arcovolo 65, uno spazio panoramico sinora inaccessibile a chi si muove in carrozzina o ha difficoltà di deambulazione. Secondo Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di Infrastrutture Milano Cortina, le opere in corso non sarebbero temporanee bensì strutturali, ma i tempi di realizzazione risultano dilatati e il completamento rimandato a data da destinarsi.

Le associazioni per i diritti delle persone con disabilità hanno manifestato una delusione profonda, denunciando il divario tra le intenzioni dichiarate e la realtà dei fatti. "Questa è stata un'occasione tremendamente mancata" è il refrain comune: la città avrebbe potuto cogliere l'opportunità offerta dai Giochi per trasformarsi strutturalmente, rendendo Verona effettivamente accessibile a tutti. Invece, rimangono gli allestimenti temporanei e le illusioni di una settimana, mentre le barriere architettoniche che quotidianamente ostacolano cittadini e visitatori con disabilità restano ancora in piedi, testimonianza di un impegno che si è fermato alle telecamere.