Un'aggressione di inaudita violenza ha scosso Milano lo scorso novembre. Uno studente universitario di 22 anni, iscritto alla Bocconi, è stato preso di mira da un gruppo di cinque giovani nella zona di corso Como con l'obiettivo di rapinarlo di soli 50 euro. L'esito è stato devastante: il ragazzo ha subito una brutale sequenza di colpi e ferite da arma da taglio che hanno compromesso gravemente le sue condizioni fisiche.

La procura del capoluogo lombardo ha chiesto il processo immediato nei confronti dei due arrestati, entrambi diciannovenni, sulla base delle accuse di rapina aggravata e tentato omicidio aggravato. A loro si aggiungono tre complici ancora minorenni, arrestati nello stesso contesto. L'indagine ha rivelato un quadro inquietante in cui il gruppo ha agito in modo coordinato e con estrema brutalità, trasformando un tentativo di rapina in un episodio di violenza quasi mortale.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, uno dei due diciannovenni avrebbe inferto i fendenti con il coltello, mentre l'altro avrebbe assunto il ruolo di "sentinella". Quest'ultimo ha cercato di giustificarsi affermando che si era posizionato a distanza per "coprire" i complici e che credeva si trattasse di una semplice lite, sostenendo inoltre di ignorare che uno del gruppo fosse armato. L'accoltellatore, dal canto suo, ha tentato di scaricare la responsabilità sui tre minorenni, sostenendo che fossero stati loro a iniziare il pestaggio, e che i colpi di coltello sarebbero stati inferti unicamente per "liberare" uno di essi dalla presa della vittima. Ha anche dichiarato agli inquirenti di aver creduto di colpire solo la giacca dello studente.

La giudice per le indagini preliminari Chiara Valori, tuttavia, ha ritenuto le ricostruzioni completamente inverosimili. Le sue considerazioni hanno portato alla firma dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, respingendo le richieste di arresti domiciliari avanzate dalle difese. Nella sua valutazione, la magistrata ha sottolineato le aggravanti specifiche del tentato omicidio, evidenziando come l'aggressione fosse caratterizzata da una premeditazione e una violenza sproporzionata rispetto al bersaglio iniziale della rapina.

Le conseguenze per la vittima rimangono drammatiche. Le ferite riportate, in particolare quelle da arma da taglio, hanno provocato lesioni al midollo spinale che lasciano presagire un quadro clinico estremamente serio. I medici hanno indicato il rischio concreto che il giovane studente possa rimanere paraplegico, una prospettiva che trasforma questo episodio da reato patrimoniale a tragedia umana. Il procedimento avanzerà ora verso il dibattimento in tribunale, dove la procura dovrà provare la responsabilità dei due imputati maggiorenni davanti a un collegio giudicante.