Una situazione critica e destinata a peggiorare quella che caratterizza il sistema farmaceutico europeo negli ultimi mesi. Secondo il Medicine Shortages Report 2025 della Pgeu (Pharmaceutical Group of the European Union), l'organismo che rappresenta i farmacisti presso le istituzioni dell'Ue, sono oltre 600 i medicinali diventati irreperibili nei principali Paesi del continente. Il dato allarmante non riguarda soltanto soluzioni temporanee o situazioni eccezionali: si tratta piuttosto di uno squilibrio strutturale e permanente che caratterizza l'intera filiera produttiva e distributiva, dalla fabbricazione fino al paziente finale.
L'Italia non è rimasta immune da questa tendenza negativa. Nel nostro Paese il numero complessivo di farmaci segnalati come indisponibili ha registrato un incremento del 4,8% rispetto ai dodici mesi precedenti. A livello continentale il quadro è ancora più preoccupante: ben il 96% degli Stati membri dell'Unione segnala carenze di medicinali, mentre il 70% sostiene di affrontare deficit definiti come gravi. Tra i prodotti introvabili figurano farmaci essenziali come gli antibiotici, l'insulina e medicinali destinati al trattamento di patologie oncologiche, cardiovascolari e neurologiche, settori dove l'assenza di alternative terapeutiche rappresenta un rischio concreto per i pazienti.
Le conseguenze di questa crisi coinvolgono milioni di cittadini europei, in particolar modo coloro che soffrono di patologie croniche che richiedono trattamenti continuativi. Quando un medicinale prescritto diventa introvabile, il paziente si trova costretto a effettuare modifiche al piano terapeutico spesso in assenza di soluzioni equivalenti valide. Secondo il rapporto presentato a Bruxelles, l'89% dei Paesi segnala ritardi o interruzioni nei cicli di cura, situazioni che compromettono l'efficacia terapeutica e aumentano i rischi di complicanze. In circa il 44% dei casi, la sostituzione forzata tra farmaci ha generato errori nella somministrazione o negli effetti, mentre un terzo dei Paesi rileva eventi avversi o intensificazione della tossicità direttamente correlati ai cambiamenti di terapia.
La crisi non rappresenta unicamente un problema medico ma incide anche sugli aspetti economici e sulla fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni sanitarie. La necessità di ricercare alternative o di rinviare i trattamenti comporta un aumento dei costi diretti per le famiglie e per i sistemi di sanità pubblica, oltre a generare tensioni nei rapporti tra pazienti e strutture sanitarie. A differenza della situazione verificatasi durante la pandemia di Covid-19, dove le carenze erano considerate temporanee e eccezionali, gli esperti della Pgeu sottolineano che quanto emerso dal nuovo rapporto evidenzia uno squilibrio sistemico e duraturo che richiede interventi strutturali nel medio e lungo termine per essere affrontato efficacemente.