Un dato inquietante emerge dalla ricerca annuale condotta da Ipsos in collaborazione con il King's College di Londra, presentata in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Quasi uno su tre ragazzi della Generazione Z (il 31%) sostiene che una moglie dovrebbe sempre obbedire al marito. Una posizione che rappresenta un vero salto in avanti rispetto alle generazioni precedenti: solo il 13% dei Baby Boomer condivide questa visione patriarcale, il 21% della Gen X, il 29% dei Millennials. La tendenza al rialzo emerge su molteplici affermazioni di matrice sessista, tracciando un profilo preoccupante dei giovani nati nel nuovo millennio, cresciuti in un contesto apparentemente più consapevole e inclusivo.

Il fenomeno mette in discussione una convinzione consolidata: quella secondo cui il progresso sociale rappresenti una linea retta e che i giovani incarnino necessariamente valori più progressisti. Invece, questo studio suggerisce il contrario, costringendoci a interrogarci sulle cause di un apparente arretramento etico nei processi di educazione e socializzazione dei ragazzi più giovani. Come è possibile che chi è cresciuto connesso globalmente e esposto a messaggi di parità di genere manifesti posizioni che sembravano relegate a un passato remoto?

Ma è necessaria cautela nel trarre conclusioni troppo affrettate. La ricerca, pur credibile, presenta limitazioni metodologiche significative. Il campione coinvolge 29 paesi con una media inferiore a mille rispondenti per nazione, e soprattutto i dati sulle differenze generazionali vengono aggregati senza distinguere tra contesti culturali radicalmente diversi. In Italia, ad esempio, solo il 10% degli intervistati supporta l'idea dell'obbedienza coniugale. In Malesia, India e Indonesia, invece, la stessa affermazione raccoglie il consenso della maggioranza della popolazione. Accorpare realtà geografiche così distanti crea una distorsione percettiva che amplifica artificialmente l'allarme in Occidente.

Mischiare culture a stadi completamente opposti del cammino verso l'eguaglianza di genere comporta il rischio concreto di generare un allarmismo fuori luogo. Questo approccio aggregato sottovaluta le specifiche conquiste sociali raggiunte dall'Europa e dall'Italia in materia di diritti delle donne, oltre a non considerare adeguatamente le particolarità storiche, religiose e sociali di ogni territorio. Prima di dichiarare la Gen Z la più maschilista della storia contemporanea, occorrerebbe analizzare i dati disaggregati per area geografica e contesto culturale, per cogliere veramente cosa stia accadendo tra i giovani europei in particolare.