Un fascicolo d'inchiesta è stato aperto presso la procura di Roma in seguito alla segnalazione depositata da Antigone lo scorso 7 luglio. L'organizzazione specializzata nella tutela dei diritti di persone private della libertà ha documentato una serie di presunte violenze avvenute all'interno dell'istituto minorile di Casal del Marmo, alla quale ha contribuito fondamentale il ruolo della garante comunale. I primi segnali di problematicità risalivano a diverse settimane prima della formalizzazione della denuncia.

Secondo le testimonianze raccolte, i giovani detenuti avrebbero subito abusi che sfiorano la tortura: percosse con calci e pugni, colpi inferti mediante un estintore pesante, minacce di natura sessuale e umiliazioni. Un ragazzo ha descritto in particolare un episodio in cui avrebbe ricevuto minacce con forbici e lesioni ai genitali. Le violenze sarebbero state perpetrate con una consapevolezza pressoché totale da parte degli aggressori, compiute addirittura sotto gli occhi del personale medico della struttura, che successivamente ha aderito alla denuncia.

I dati riferiti all'anno 2024 dipingono un quadro allarmante. Nel medesimo istituto sono stati registrati 188 casi di autolesionismo e 17 tentati suicidi, di cui soltanto due classificati ufficialmente come eventi critici di rilievo significativo. La struttura ha inoltre registrato due episodi di protesta collettiva, quattro evasioni e l'applicazione di 214 sanzioni disciplinari, per lo più esclusioni dalle attività comuni, una misura punitiva che implica isolamento cellulare prolungato.

Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone, ha sottolineato che le vittime di questi presunti abusi non sono criminali pericolosi bensì ragazzini, molti dei quali stranieri non accompagnati e già traumatizzati dai loro tragici percorsi migratori. Il caso riporta alla memoria gli analoghi episodi emersi presso l'istituto minorile Beccaria di Milano, rivelando un pattern inquietante di violenze sistematiche all'interno delle strutture detentive italiane per minori.

L'apertura dell'inchiesta rappresenta un punto di svolta nel processo di responsabilizzazione degli agenti coinvolti e solleva interrogativi più ampi sulla sicurezza e sulle condizioni di detenzione negli istituti minorili italiani, dove il tasso di autolesionismo e i tentativi di suicidio indicano un disagio psicologico di portata considerevole.