Momenti di alta tensione nell'Aula di Montecitorio quando Giuseppe Conte ha replicato direttamente alle affermazioni di Giorgia Meloni, accusandola di aver mosso insinuazioni gravi e infondate dal vertice dell'esecutivo. L'ex presidente del Consiglio ha definito le parole della premier come un gesto «proditorio e diffamatorio», stigmatizzando il fatto che tali dichiarazioni provengano da chi ricopre la massima carica del governo.
Al centro della disputa restano le vicende legate alla pandemia di Covid-19, con Meloni che avrebbe sostenuto come durante quel periodo siano stati erogati fondi considerevoli a favore di soggetti coinvolti in operazioni fraudolente relative all'approvvigionamento di dispositivi di protezione. Conte ha replicato con determinazione, respingendo ogni suggestione di responsabilità personale e indicando invece Domenico Arcuri, che ricoprì il ruolo di commissario straordinario durante l'emergenza, come figura già sottoposta a procedimenti legali conclusisi con archiviazioni e senza rinvio a giudizio.
Il leader del Movimento Cinque Stelle non ha però lasciato insoluta la questione, rivolgendo lo sguardo alle responsabilità dell'attuale governo. Ha sollevato il problema delle indagini ancora aperte nei confronti di Daniela Santanché, ministra del Turismo, coinvolta in procedimenti relativi proprio alle truffe Covid. Conte ha sostenuto che l'esecutivo starebbe tentando di schermire la figura di Santanché attraverso una nuova normativa costituzionale, costruita ad hoc per proteggere i componenti della maggioranza da eventuali azioni della magistratura.
Il tono dello scontro si è fatto ancora più diretto quando Conte ha ribadito la volontà di non sottrarsi al confronto diretto, contrapponendo il suo atteggiamento a quella che ha descritto come una strategia difensiva della premier. Ha infine lanciato un appello dichiarando che, a suo giudizio, il tentativo governativo di schermare i propri componenti dalla giustizia non potrà avere successo.