La riforma della magistratura contabile approdata in questi mesi continua a suscitare forti perplessità tra i vertici della Corte dei Conti. In Lombardia, il procuratore regionale Paolo Evangelisti ha lanciato un allarme sulle conseguenze concrete della nuova normativa, che introduce un tetto ai risarcimenti per i danni erariali commessi da amministratori e funzionari pubblici. Secondo le nuove regole, il compenso massimo non potrà superare il 30% del danno accertato oppure due anni di stipendio: il restante 70% rimane carico sui contribuenti italiani.
"Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato quasi 51 milioni di euro in termini di introiti effettivi per gli enti danneggiati", ha spiegato Evangelisti ai giornalisti in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. "È un risultato che difficilmente riusciremo a replicare dopo questa riforma. Il sistema tutela meno la collettività e scarica il peso degli errori gestionali direttamente sulle spalle dei cittadini". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Vito Tenore, che ha definito la riforma priva di fondamento logico e scientifico.
La giustificazione ufficiale della riforma sosteneva la necessità di affrontare la cosiddetta "paura della firma" tra i dirigenti pubblici. Ma secondo Tenore, si tratta di un concetto privo di basi concrete. L'unico studio disponibile sull'argomento, condotto da Forum PA nel 2017, attribuisce le reticenze dei dirigenti ad altre cause: normative confuse, mancanza di orientamenti chiari, frammentazione delle competenze amministrative, insufficiente formazione e sistemi di reclutamento poco meritocratici. Il timore della magistratura contabile, secondo lo studio, rappresenta solo una preoccupazione secondaria, non certo il driver principale.
Come ulteriore elemento di critica, il procuratore ha richiamato l'esperienza dello "scudo erariale" introdotto durante l'emergenza sanitaria e poi prolungato per cinque anni e mezzo, che esentava da responsabilità i comportamenti omissivi gravemente negligenti. "In quel periodo non ho osservato una maggiore efficienza nella pubblica amministrazione", ha sottolineato Evangelisti, confutando uno dei principali argomenti a sostegno di misure simili.
La riforma introduce inoltre una protezione speciale per gli amministratori politici: quando sottoscrivono atti di loro competenza proposti da funzionari, scatta la presunzione di buona fede che può essere ribaltata solo con prove contrarie. Questa disposizione rappresenta, secondo i magistrati contabili lombardi, una blindatura effettiva dell'organo politico a fronte di una minore responsabilità complessiva. L'effetto combinato di questi interventi normativi, concludono Evangelisti e Tenore, indebolisce significativamente la capacità dello Stato di recuperare le risorse sottratte alle casse pubbliche e trasferisce il costo della malgestione amministrativa direttamente ai cittadini contribuenti.