Una vicenda che racchiude elementi di negligenza medica e maltrattamento minorile scuote Bologna. Una coppia di genitori si trova ora davanti alla magistratura dopo che la loro figlia, infettata dal virus dell'Hiv alla nascita, è rimasta priva di qualsiasi intervento curativo e assistenza sanitaria per i primi sei anni di vita. La madre, consapevole della propria sieropositività, non ha mai comunicato la sua condizione clinica, permettendo così che la piccola venisse esposta al rischio già nel momento del parto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dall'Ansa, durante questo lungo periodo di abbandono terapeutico la bambina non ha mai ricevuto visite mediche, cure specifiche per l'Hiv, né alcuna vaccinazione. Nel contempo, il suo stato di salute si è progressivamente deteriorato a causa della malattia primaria e di altre infezioni contratte nel corso del tempo. Solo quando la situazione clinica della piccola è diventata allarmante i genitori si sono decisi a consultare una pediatra, che ha immediatamente rilevato quadri patologici preoccupanti e richiesto il ricovero urgente della paziente. Inizialmente, madre e padre hanno opposto resistenza anche a questo provvedimento, tentando di minimizzare le gravi condizioni della figlia.

La situazione si è ulteriormente complicata durante i ricoveri successivi: secondo quanto emerso dalle indagini e riferito da Repubblica, il padre avrebbe addirittura assunto personalmente i farmaci destinati alla figlia, ostacolando attivamente il suo percorso di guarigione. Questi episodi hanno spinto i medici curanti a segnalare la vicenda alla Procura della Repubblica, innescando un procedimento penale nei confronti di entrambi i genitori con l'accusa di maltrattamenti aggravati ai danni di minore.

La bambina, dopo un ricovero durato circa un anno durante il quale ha rischiato concretamente la vita, attualmente vive in una struttura di accoglienza. Il processo è già in corso presso il tribunale bolognese, con la prossima udienza programmata per il maggio 2026. La vicenda solleva interrogativi inquietanti sul ruolo dei servizi sociali e sul monitoraggio della salute minorile, evidenziando come una diagnosi nota da anni sia rimasta completamente ignorata durante tutta l'infanzia della piccola.