Un'organizzazione violenta e dichiaratamente fascista operava da mesi a Roseto degli Abruzzi, terrorizzando la comunità con aggressioni ai danni di migranti e assalti alle forze dell'ordine. I carabinieri, coordinati dalla procura di Teramo, hanno smantellato la struttura arrestando otto persone: una in carcere, tre ai domiciliari, quattro con obbligo di firma e dimora. Secondo gli investigatori il gruppo, denominato "Roseto Youth", contava su sedici indagati totali e disponeva di una chiara gerarchia criminale con tanto di leader carismatico.

A guidare questa rete nera era Stefano Lupi, pugile locale diventato figura di culto tra gli adepti, che lo chiamavano "il capitano" o "il duce". Il giudice ha ritenuto la sua permanenza in libertà incompatibile con la sicurezza pubblica, ordinando il carcere preventivo proprio per interrompere la sua capacità di coordinamento e reclutamento. I messaggi sequestrati rivelano un vero e proprio sistema di venerazione: seguaci che lo tempestano di promesse di fedeltà, giurando di seguirlo "intrepidamente" e descrivendo il loro leader come una guida morale nelle "notti più buie".

L'inchiesta è decollata a seguito di un episodio specifico: l'8 ottobre scorso, tre pattuglie di carabinieri furono aggredite durante una partita di basket. Nonostante Lupi fosse visibilmente infortunato, con un tutore al braccio, guidò personalmente l'assalto. Gli investigatori lo riconobbero immediatamente e furono altrettanto rapidi nell'identificare i suoi luogotenenti, soprannominati "i fantastici quattro", specializzati nel lavoro sporco delle violenze di strada.

La prova regina arriva dal cellulare del leader. Nel dispositivo gli inquirenti trovano chat in cui Lupi si vanta delle aggressioni con un linguaggio brutale, descrivendo come la violenza gli procuri un'adrenalina superiore persino agli incontri di pugilato. In un messaggio a Stefano Di Martino, altro indagato, invia persino uno screenshot con i volti cerchiati dei due aggressori, quasi a prendersene vanto. Le conversazioni mostrano inoltre piani per replicare gli attacchi con "conseguenze più gravi" ai danni dei carabinieri.

Secondo la ricostruzione della procura, l'organizzazione aveva condotto sistematicamente ronde e raid miirati contro migranti e centri di accoglienza, oltre a pianificare veri e propri attentati contro i luoghi dove gli stranieri si radunavano. Il gruppo operava sia intorno alle strutture sportive che per le strade di Roseto, una cittadina abruzzese che certo non rappresenta una metropoli ma che negli ultimi mesi è diventata teatro di queste dinamiche criminali a sfondo ideologico. I magistrati avvertono che la cellula, pur colpita, rimane ampia e conserva la capacità di attirare nuovi aderenti, motivo per cui l'operazione potrebbe rappresentare solo la prima fase di un contrasto più articolato.