Sebastiano Visintin, il vedovo al centro dell'inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, è tornato a parlare pubblicamente per affermare categoricamente la propria innocenza. Durante un'intervista rilasciata a Chi l'ha visto?, il programma di Rai 3, Visintin ha respinto con fermezza le accuse, sostenendo di non avere alcun timore riguardo al procedimento giudiziario a suo carico. «Non ci sono elementi contro di me», ha dichiarato, ribadendo che «non ho fatto niente a Liliana» e sottolineando di avere «la coscienza pulita».
L'indagato ha minimizzato l'avviso di garanzia ricevuto, paragonandolo a una semplice formalità procedurale. Ha inoltre commentato con una certa ironia le modalità dell'indagine, riferendosi ai settecento coltelli sequestrati dalla sua abitazione: «Mi viene da ridere. Non temo nulla. Sono sicuro al cento per cento di non arrivare al banco degli imputati». Secondo Visintin, i tempi necessari per analizzare la mole di prove sarebbero lunghi, ma è convinto che l'esame attento di questi oggetti dimostrerà la sua estraneità ai fatti.
Ma l'elemento più rilevante dell'intervista riguarda le accuse indirette mosse verso Claudio Sterpin, l'uomo che la moglie aveva dichiarato di frequentare come «amico speciale». Sterpin è deceduto il 14 febbraio 2026, dopo anni di battaglie legali per ottenere verità sulla scomparsa della donna. Visintin ha espresso il suo convincimento che l'uomo si sia «portato nella tomba» segreti cruciali sulla morte di Liliana: «Secondo me sapeva molte cose. Analizzando quello che ha detto, mi viene da pensare che lui conosceva dettagli che non sapremo mai più».
La vicenda rimane avvolta nel mistero e nei dettagli inquietanti. Liliana Resinovich è scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 ed è stata ritrovata cadavere tre settimane dopo in un boschetto dell'ex ospedale giuliano. Gli investigatori stanno esaminando numerosi oggetti: i sacchi neri che ricoprivano parzialmente il corpo, i sacchetti trasparenti trovati sulla testa della vittima, i cordini, gli indumenti, scarpe con tracce di zirconio, un braccialetto e diverse altre prove.
L'udienza inizialmente fissata per il 30 marzo 2026 è stata rinviata al 26 giugno dello stesso anno a causa di una proroga delle indagini disposta dalla procura. Il fratello della vittima, Sergio Resinovich, ha manifestato il suo disappunto per il nuovo allungamento dei tempi processuali, dichiarandosi amareggiato dopo quattro anni di attesa. Il caso continua a sollevare interrogativi e rimane uno dei più complessi tra quelli attualmente in corso nel distretto giudiziario di Trieste.