Alessandria torna sotto i riflettori per una vicenda che continua a dividere il territorio e le istituzioni. Dopo il rinvio di giugno, si è finalmente tenuta l'udienza preliminare nei confronti di due ex dirigenti della Syensqo, multinazionale chimica che fino a pochi anni fa era conosciuta come Solvay. L'accusa è di disastro ambientale colposo, un capitolo doloroso della storia industriale della città piemontese che ha segnato profondamente la comunità locale.

A presidiare i cancelli del Palazzo di giustizia in corso Crimea c'era il Comitato Stop Solvay, guidato da Lorenza Neri, insieme alle realtà che fanno parte del progetto 'Ce l'ho nel sangue'. Gli attivisti hanno ribadito con chiarezza il loro messaggio: il processo deve proseguire senza compromessi economici. "Ministero dell'Ambiente e Regione Piemonte non devono accettare alcun risarcimento che chiuda la questione", ha sottolineato Neri. Cruciale, secondo gli attivisti, è che questa volta le istituzioni impongano concretamente la bonifica dei suoli contaminati, a differenza di quanto accadde nel 2019 durante il primo procedimento per disastro ambientale.

Parallela alla battaglia legale, è in corso anche una battaglia amministrativa. Il Comitato ha inviato una richiesta ufficiale (tramite pec) a tutti gli enti coinvolti nella Conferenza dei servizi che deve decidere sul rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale, il documento che consente all'azienda di operare. Tale autorizzazione è scaduta da cinque anni e rimane uno dei nodi critici. "Chiediamo che vengano imposte limitazioni drastiche, impedendo il rilascio di qualunque molecola inquinante dall'impianto", ha dichiarato Neri. L'alternativa proposta è il mancato rinnovo dell'autorizzazione.

In parallelo agli sviluppi giudiziari, il territorio continua a raccontare la propria sofferenza attraverso iniziative culturali e di ricerca. Nel pomeriggio di martedì, presso la Casa di Quartiere, associazioni e comitati hanno presentato il volume 'Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio', risultato di uno studio interdisciplinare sui danni sociali e politici della contaminazione ambientale e sulle rivendicazioni di giustizia territoriale. Un'opera che documenta come la questione della Syensqo vada ben oltre i numeri inquinanti, toccando profondamente la salute collettiva e il diritto alla vivibilità dell'area.