Una sostanza chimica utilizzata per affilare metalli è stata individuata sulle calzature di Liliana Resinovich, la donna trovata morta nei boschi di Trieste il 5 gennaio 2022, tre settimane dopo la sua scomparsa avvenuta il 14 dicembre 2021. Si tratta di zirconio, un materiale abrasivo comunemente impiegato in ambito artigianale, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale per le indagini sul decesso della 63enne.

A scoprire il residuo è stato Paolo Fattorini, genetista forense tra i tre periti incaricati di analizzare il cordino rinvenuto intorno al collo della vittima e quello che legava le chiavi della donna. Il perito ha giudicato la presenza della sostanza "meritevole di approfondimento", come riportato dal quotidiano Il Piccolo. La circostanza assume particolare rilievo considerando che Sebastiano Visintin, marito di Liliana al centro dell'inchiesta, svolge proprio lavori di affilatura di coltelli e attrezzi metallici.

La scoperta ha comportato uno slittamento significativo nella conclusione della perizia. Gli esami che dovevano concludersi alla fine di marzo sono stati rinviati al 26 giugno, su ordine della giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante del tribunale di Trieste. Si tratta del secondo rinvio nel corso dell'istruttoria. Oltre a Fattorini, il collegio peritale comprende anche le esperte Chiara Turchi ed Eva Sacchi.

Parallela agli accertamenti in Italia, prosegue un'inchiesta parallela negli Stati Uniti. Un team di ricercatori appartenenti alle università del Michigan e del Colorado sta conducendo una sperimentazione su quattro cadaveri al fine di mappare il processo di decomposizione di un corpo esposto al congelamento rispetto a quello sottoposto alle condizioni ambientali riscontrate nel luogo in cui è stato rinvenuto il corpo di Liliana. L'esperimento è stato promosso dalla difesa di Visintin.

Questa nuova linea d'indagine si rende necessaria a causa della contraddizione emersa dalle due precedenti perizie autoptiche. La prima stabiliva che il decesso era sopraggiunto circa 48 ore prima del ritrovamento, mentre la seconda concludeva che la donna era morta nella mattina stessa della sua scomparsa. La discrepanza ha mantenuto in sospeso la ricostruzione temporale dei fatti e continua ad alimentare interrogativi sulla dinamica degli eventi che hanno condotto alla morte della donna.