Nel corso della manifestazione dell'8 marzo per la Festa della donna, un gruppo di femministe ha intonato cori di stampo violento diretti contro l'associazione Pro Vita & Famiglia, direttamente davanti a una delle sedi dell'organizzazione. I cori, ripresi in video e successivamente diffusi dalla stessa associazione, riprendono schemi retorici e linguaggi risalenti agli Anni Settanta e al periodo dei movimenti antagonisti italiani. Tra le frasi scandite al megafono figura: "Le sedi dei Pro Vita si chiudono col fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un provita muore: champagne. E se non muore: molotov". Si tratta di una riadattazione del celebre coro "i covi dei fascisti si chiudono col fuoco ma coi fascisti dentro sennò è troppo poco", abituale nei cortei legati all'autonomia operaia quando i riferimenti al fuoco non erano puramente simbolici ma legati a episodi di incendi dolosi alle sedi politiche avversarie.
Pro Vita & Famiglia ha reagito con una denuncia pubblica, sottolineando che gli insulti sono stati proferiti sotto gli occhi delle forze dell'ordine senza che intervenisse alcuna azione. L'associazione ha inoltre evidenziato l'assenza di prese di distanza da parte di esponenti politici e di altre figure pubbliche, in particolare ricordando la partecipazione di alcuni di loro alla manifestazione. "Se gli stessi cori fossero stati rivolti a un'organizzazione di sinistra, sarebbe scoppiato uno scandalo nazionale con condanne trasversali e ampio spazio sui media. Nel nostro caso, il silenzio è totale", si legge nella nota dell'associazione, che pone interrogativi sulla coerenza dei principi di eguaglianza predicati dagli stessi ambienti.
L'episodio si inserisce in una tendenza più ampia: negli ultimi anni, secondo le osservazioni di commentatori e analisti, il femminismo militante ha progressivamente assunto caratteri sovrapponibili al movimento antagonista di sinistra, condividendone non solo i contenuti ideologici ma anche i metodi di protesta. Questa evoluzione ha comportato una progressiva perdita della dimensione universalistica che caratterizzava il movimento femminista in passato, in favore di un allineamento sempre più marcato alle posizioni della sinistra radicale, con conseguente irrigidimento dei toni e polarizzazione dello scontro politico.
Pro Vita ha rivolto appelli diretti a vari esponenti della classe politica nazionale, interrogandoli sulla mancanza di reazioni pubbliche. L'associazione segnala un ulteriore elemento critico: la democrazia italiana sembra attraversare una fase di progressiva compressione dello spazio dialogo, dove la ricerca della sintesi attraverso il confronto cede sempre più il passo all'imposizione di narrazioni univoche. Esperti di comunicazione politica osservano che questo clima di polarizzazione e violenza verbale, se non affrontato tempestivamente con chiarezza da parte delle istituzioni, rischia di normalizzare linguaggi e pratiche di scontro che potrebbero sfociare in escalation concrete.