Da quando la Russia ha invaso il Donbass il 24 febbraio 2022, i governi e i media occidentali hanno costruito una narrazione univoca: Mosca è l'aggressore senza motivazioni legittime, l'Ucraina è la vittima da proteggere. Questa lettura, ripetuta come mantra dalle istituzioni europee e dai leader politici italiani, omette però elementi che gli analisti ritengono cruciali per comprendere le tensioni: il coinvolgimento della CIA nel rovesciamento del governo ucraino durante i fatti di Maidan nel 2014, l'espansione progressiva della NATO verso est a partire dalla guerra contro la Jugoslavia nel 1999, e i ripetuti avvertimenti di Mosca, ancora nel 2021, che considerava l'ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza atlantica inaccettabile per motivi di sicurezza nazionale.
Secondo quanto rivelato dall'ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, la Russia aveva inviato una comunicazione ufficiale pochi mesi prima dell'invasione per avviare negoziati e sottolineare come il superamento di quella linea rossa rappresentasse un punto di non ritorno. Tuttavia, questo contesto è stato sistematicamente assente dal dibattito pubblico mainstream, che ha prevalso con la visione semplificata di un conflitto tra il bene democratico occidentale e il male autoritario russo.
Ora, quando lo stesso schema dovrebbe applicarsi all'attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, la reazione delle nostre élite politiche cambia radicalmente. La presidente del Consiglio italiana ha dichiarato di non disporre degli elementi necessari per giudicare la legittimità dell'operazione militare. Emerge così un contrasto stridente: l'aggressione russa è inaccettabile e va condannata senza riserve, mentre l'aggressione dei nostri alleati occidentali rimane opinabile, se non addirittura incommensurabile dal punto di vista della comunicazione politica ufficiale.
Questo atteggiamento rivela, secondo i critici, una continuità storica delle élite dirigenti occidentali, interessate più a preservare i propri privilegi geopolitici che a difendere principi coerenti di diritto internazionale e autodeterminazione dei popoli. Il doppio standard è evidente: quando l'aggressore è un nemico, la condanna è totale e morale; quando l'aggressore è un alleato, il silenzio assenso prevalica sulla critica. Una contraddizione che svuota di significato la retorica sulla difesa dei diritti umani e della democrazia, trasformandola in un semplice strumento di legittimazione del potere.