Mojtaba Khamenei, designato erede della Guida Suprema iraniana, risulta assente dalla scena pubblica ormai da quattro giorni consecutivi. L'ultimo suo silenzio, iniziato dopo il raid aereo israeliano-americano del 28 febbraio, non è stato interrotto neppure da comunicati ufficiali o messaggi registrati. La sua scomparsa dalla visibilità politica coincide con l'attacco che ha ucciso suo padre Ali Khamenei e quattro altri familiari nel palazzo governativo di Teheran, sullo stesso territorio bombardato.
Secondo quanto riportato da agenzie come Cnn, New York Times e Reuters, che citano rappresentanti sia israeliani che iraniani, Mojtaba ha riportato diverse ferite durante il bombardamento: una frattura al piede, un ematoma all'occhio e lacerazioni cutanee al viso. Secondo l'ambasciatore iraniano presso Cipro, Alireza Salarian, il danno si estenderebbe anche alle gambe, a una mano e a un braccio. Il diplomatico ha sottolineato come Mojtaba sia stato fortunato a sopravvivere all'esplosione e che attualmente si trova ricoverato in ospedale, circostanza che giustificherebbe l'assenza dai doveri pubblici. Le condizioni generali non sarebbero critiche, anche se il leader rimane in una struttura protetta con comunicazioni controllate.
La conferma indiretta del suo ferimento è arrivata anche da un'organizzazione caritativa religiosa di rilievo, la Komiteh Emdad, che nel rivolgersi a Khamenei lo ha descritto con un termine persiano, "janbaz jang", che identifica specificamente i veterani coinvolti in conflitti armati. Questo linguaggio allusivo rappresenta un segnale di riconoscimento pubblico dello stato di ferito del nuovo capo del regime.
Tuttavia, le notizie sulla gravità dei danni rimangono contraddittorie. Mentre fonti più attendibili attestano ferite importanti ma non mortali, altre voci meno affidabili diffuse sui social media e da siti di informazione azeri non verificati sostengono scenari più gravi: alcuni parlano di amputazione della gamba, altri addirittura di coma e dipendenza da respiratore artificiale. Gli analisti considerano queste versioni come speculazioni prive di fondamento in assenza di conferme ufficiali affidabili.
La ferita spiegherebbe anche i tempi della procedura di transizione al potere. L'elezione ufficiale del nuovo leader sarebbe stata formalizzata il 3 marzo durante una votazione che fu interrotta dallo stesso bombardamento, con l'annuncio pubblico rinviato a cinque giorni dopo, quando i media d'opposizione avevano già diffuso la notizia. Il ritardo nella comunicazione ufficiale, unito ai dissensi interni al regime sulla scelta di Mojtaba come successore, traccia il quadro di un'istituzione destabilizzata da perdite importanti e da un nuovo capo reso temporaneamente indisponibile proprio nel momento della sua consacrazione al potere.