Uno dei tre figli della famiglia che ha trascorso mesi in un bosco del territorio aquilano ha deciso di non mangiare fino al ritorno della madre. A riferire la notizia sono fonti vicine alla vicenda familiare: il gemello di sette anni ha annunciato questa mattina il suo rifiuto del cibo, dichiarando che riprenderà a mangiare solo quando Catherine Birmingham farà ritorno presso la struttura che lo ospita a Vasto, in provincia di Chieti.
La madre era stata allontanata dalla comunità lo scorso venerdì sulla base di un'ordinanza del Tribunale dei minori dell'Aquila. La coppia genitoriale aveva visto sospesa la propria responsabilità parentale dal 20 novembre, dopo che un episodio di intossicazione alimentare aveva colpito l'intera famiglia e richiesto il ricovero ospedaliero. I tre bambini, di cui la maggiore ha nove anni e gli altri due sono gemelli di sette, rimangono affidati alle cure della struttura di Vasto da quella data.
La garante per l'infanzia della regione Abruzzo, Alessandra De Febis, ha dichiarato ieri che sono in corso negoziati con l'autorità giudiziaria per autorizzare visite della madre ai figli. Tuttavia, le ricerche per un possibile trasferimento dei minori in altre comunità non hanno dato esito positivo, con le strutture interpellate che hanno comunicato la propria indisponibilità. Per il momento, dunque, i bambini continueranno a restare ospitati presso la comunità di Vasto.
La situazione ha spinto la maggioranza parlamentare ad agire sul piano normativo. Ieri i capigruppo di governo hanno depositato in Senato un disegno di legge che intende rafforzare i criteri di valutazione prima di disporre l'allontanamento di un minore dalla propria famiglia. Il provvedimento, che avrà retroattività sui procedimenti già avviati incluso quello dei figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, mira a garantire che ogni decisione di collocamento al di fuori del nucleo familiare sia preceduta da un'analisi ponderata dei benefici rispetto ai danni psicologici derivanti dalla separazione. I giudici dovranno consultarsi con specialisti indipendenti e valutare attentamente tutte le alternative possibili.
Secondo i dati forniti dalle fonti della maggioranza, oltre ventimila minori italiani vivono attualmente in comunità educative o case-famiglia a seguito dell'allontanamento dal nucleo familiare. Il caso della famiglia nel bosco, pur essendo divenuto il più noto grazie alla copertura mediatica, rappresenta soltanto la punta di un fenomeno assai più complesso e generalizzato nel panorama nazionale, come sottolineano gli esponenti governativi.