Un incubo durato mesi si è concluso con tre arresti nella provincia di Napoli. I carabinieri di Afragola hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre individui gravemente sospettati di aver commesso violenza sessuale di gruppo ai danni di un ragazzo affetto da disabilità. L'ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli Nord su istanza della procura aversana. Secondo l'accusa, gli episodi di abuso avrebbero avuto inizio mesi fa e si sarebbero ripetuti con sistematicità, sfruttando deliberatamente le condizioni di vulnerabilità della vittima.
La ricostruzione dei fatti emerge da un quadro investigativo particolarmente grave. Il giovane, che frequentava un centro con servizi terapeutici e riabilitativi, aveva iniziato a offrire il proprio aiuto senza compenso presso un'attività commerciale del quartiere. È stato in questo contesto che i tre lo avrebbero avvicinato, attirandolo in una zona isolata del negozio dove avrebbero consumato i primi abusi, filmando il tutto con uno smartphone. Da quel momento in poi, le violenze si sarebbero moltiplicate, estendendosi anche agli spazi pubblici, accompagnate da insulti, umiliazioni e minacce che si protraevano quotidianamente.
La scoperta pubblica della violenza è avvenuta in maniera drammatica e inaspettata. Tre sconosciuti si sono presentati direttamente a casa della madre del ragazzo per informarla che un video dei presunti abusi circolava già in rete. Solo a questo punto, lo choc della consapevolezza ha spinto il giovane a rompere il silenzio e confessare tutto quello che aveva subito. Anna Maria Lucchetta, procuratore aggiunto, ha definito in una nota la situazione come "un quadro terribile": i tre indagati avrebbero ripetutamente aggredito fisicamente la vittima, sommersa di offese e atti persecutori volti a umiliarla sistematicamente.
Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e riconoscimenti fotografici che hanno consolidato l'accusa sotto molteplici aspetti. Particolare preoccupazione desta il fatto che, anche dopo la presentazione della denuncia formale, la vittima e la sua famiglia abbiano continuato a ricevere minacce e intimidazioni. Gli investigatori stanno approfondendo anche il fronte della diffusione online dei materiali compromettenti, che rappresenta un ulteriore aggravante rispetto ai reati iniziali di violenza sessuale e persecuzione.